Adolescenza
di Patrizia Mattioli
I ragazzi che frequentano la scuola superiore
prima che studenti sono adolescenti.
Adolescenza, solo a nominarla questa parola richiama
alla mente scenari di crisi, problemi, conflitti.
Nell'immaginario collettivo attuale l'adolescenza
è sempre associata a momenti di forte impatto
emotivo naturalmente negativo.
I figli adolescenti si sentono spesso trattati
dai propri genitori come se fossero bombe a orologeria
pronte a scoppiare da un momento all'altro.
Ma che cos'è l'adolescenza per incutere
tanta inquietudine: una malattia, un percorso
ad ostacoli, un fulmine che ti colpisce se cammini
vicino agli alberi quando piove?
L'adolescenza non è un fenomeno universale,
in molte società primitive neanche esiste:
i ragazzi e le ragazze passano direttamente dall'infanzia
all'età adulta attraverso riti di passaggio
che trasmettono loro il patrimonio culturale della
collettività a cui appartengono.
Nella società moderna sembrava più
utile ritardare il momento dell'inserimento nel
mondo adulto.
E' nato così quel periodo nuovo dell'esistenza
umana, chiamato adolescenza. Inizialmente solo
come breve fase di passaggio. Oggi come fase evolutiva,
al pari dell'infanzia e della fanciullezza, che
inizia con lo sviluppo puberale e si conclude
con lo sviluppo dell'autonomia e l'acquisizione
dei ruoli e delle responsabilità adulte,
un periodo dunque di circa 10/12 anni. Anni che
servono, tra le altre cose, a riorganizzare l'identità
personale costruita nelle fasi precedenti.
Cosa pensano gli adolescenti
di se stessi? Che rapporto hanno con gli adulti?
E con i coetanei? Come vivono l'atteggiamento
dei genitori nei loro confronti? Cosa si aspettano
da loro?
Alcune cose sono certe:
all'individuo adolescente non piace essere considerato
una bomba e non si capacita delle reazioni degli
adulti quando rivendica i propri diritti. Se fino
a poco tempo prima era disposto a rispettare un
divieto solo perché dato da un genitore,
ora non accetterà nessuna regola su cui
non abbia prima discusso e che non abbia compreso.
Gli adolescenti non capiscono perchè i
padri se la prendono tanto se vogliono fare di
testa loro, perché le madri si allarmano
quando vogliono tenere qualche segreto, o perché
entrambi i genitori reagiscono così male
quando esprimono idee diverse dalle loro, o vogliono
fare tardi la sera.
Quando l'adolescente si rende conto di avere opinioni
e idee personali, diverse da quelle dei suoi genitori,
si aspetta che queste vengano riconosciute e rispettate
ed è disposto a discutere di continuo per
questo. Si aspetta dunque di essere ascoltato,
considerato, insomma di essere trattato alla pari.
E a scuola? Che rapporto
stabiliscono con gli insegnanti? E con i compagni
di classe?
A scuola non può essere diverso. Qui i
ragazzi si aspettano di essere considerati dai
professori e dai compagni, di poter sviluppare
i propri interessi culturali, di poter discutere
con l'insegnante sui contenuti delle lezioni,
di potersi costruire rapporti di amicizia importanti
e di fare le prime esperienze sentimentali.
Non gli piace essere troppo al centro dell'attenzione,
ma neanche essere ignorati.
Vogliono conoscere il perché delle cose
e apprezzano chi spiega senza prevaricare. Hanno
bisogno di proteggere i proprii sentimenti più
intimi e le idee più personali, che riservano
per i rapporti speciali, e nello stesso tempo
hanno bisogno di raccontarsi di confrontarsi,
di parlare dei propri successi e dei propri fallimenti.
Non vogliono essere trattati da ragazzini e sono
molto sensibile al giudizio degli adulti, soprattutto
di quelli che ammirano di più e a cui vogliono
assomigliare.
I ragazzi a scuola si aspettano di trovare sostegno
e modelli da seguire, ancora di più se
con i genitori si trovano in difficoltà.
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