Tre passaggi cruciali nel percorso adolescenziale
di Patrizia Mattioli
Cosa significa essere adolescenti? Quali sono i
vissuti che l'adolescente porta a scuola e che influiscono
sulle sue azioni e reazioni?
Ogni adolescente ha certamente le sue caratteristiche
individuali uniche e irripetibili, ma ci sono aspetti
di base che accomunano tutti gli individui adolescenti,
per lo meno quelli delle ultime generazioni appartenenti
alla cultura occidentale.
Sono aspetti di sensibilità e vulnerabilità
che viviamo anche una volta adulti, ma che assumono
nell'adolescenza caratteristiche particolare ed
emergono all'interno dei particolari passaggi della
crescita.
Il corpo che cambia
Il primo passaggio importante è quello
del cambiamento corporeo.
La perdita del corpo infantile che avviene a seguito
dello sviluppo puberale, ha ripercussioni importanti
sul piano dell'identità personale soprattutto
se il corpo ne rappresenta uno degli elementi
principali (se cioè abbiamo pochi altri
elementi per mantenere un senso di continuità
nel passaggio dall'infanzia all'età adulta).
Non ci troveremo più, nel corso della vita,
ad affrontare un cambiamento così radicale
nell'aspetto fisico, come quello che avviene durante
l'adolescenza, se non in caso di gravi incidenti
o malattie .
Normalmente, il corpo cambia così lentamente
da darci quasi l'impressione che resti fermo.
Questo ci permette di adattarci gradualmente ai
cambiamenti dovuti al passare del tempo.
Il cambiamento che avviene durante lo sviluppo
invece, comporta una revisione totale dell'identità
corporea, costringendo l'individuo adolescente
a passare abbastanza velocemente da un corpo bambino
ad un corpo adulto.
Il corpo che cambia rapidamente attrae l'attenzione
del/lla ragazzo/a che passa molto tempo davanti
allo specchio e si confronta continuamente con
gli altri: nessuno è mai soddisfatto del
proprio corpo. Ne deriva un senso di estraneità
e di inadeguatezza che sono tra le cause della
grande sensibilità in questa età,
al giudizio degli altri, soprattutto a quello
dei coetanei, proprio per il bisogno di avere
una conferma esterna dell'accettabilità
del nostro corpo anche dopo il cambiamento.
Da adolescenti poi, per una forma di egocentrismo
adolescenziale, pensiamo di essere sempre al centro
dell'attenzione degli altri e questo aumenta ancora
di più la sensibilità al loro giudizio.
· Quando ti sei
reso conto che il tuo corpo era cambiato?
· Che effetto ti ha fatto?
· Quale parte del tuo corpo ti crea (o
ti ha creato)più problemi?
· Che ripercussioni ha nel rapporto con
gli altri?
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Anche il pensiero cambia
Il secondo passaggio importante è costituito
da quello che viene definito lo sviluppo del pensiero
astratto.
La maturazione del sistema nervoso ci consente
nell'adolescenza di sviluppare la capacità
di andare oltre i fatti concreti elaborando ipotesi
e teorie sulla realtà al di là di
quella che viviamo personalmente.
Tale capacità, che permette di assumere
una posizione più distanziata e critica
nei confronti di se stessi e degli altri, non
sempre viene vissuta come un'acquisizione positiva.
Quando cominciamo ad avere consapevolezza dei
nostri e degli altrui sentimenti, il mondo ci
sembra improvvisamente più complicato e
ambiguo e le ondate di pensieri e sentimenti che
ci assalgono possono sopraffare la nostra capacità
di affrontarli. Per questo a volte abbiamo bisogno
di allontanarci dal mondo sociale (ritirandoci
in noi stessi) o dalle riflessioni in generale
(scegliendo attività magari considerate
superficiali ma che ci permettono di non pensare).
Il cambiamento di atteggiamento nei confronti
della realtà, permette una nuova consapevolezza
del nostro sé che risulta però diviso
in un Sé reale, costituito dai sentimenti
più intimi e dalle idee personali da tenere
segreti, e un Sé apparente composto dalle
caratteristiche da mostrare agli altri. Questo
darà un senso di precarietà e vaghezza
al nostro senso di identità che si risolverà
solo con la fine dell'adolescenza.
· Quali sentimenti
preferisci tenere segreti?
· Quali invece vuoi mostrare agli altri?
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Come si modifica il
rapporto con i genitori?
Rendersi conto che la realtà può
essere interpretata secondo diversi punti di vista,
porta ad una visione più relativistica
di quello che la realtà è. E questo
introduce il terzo passaggio che riguarda la separazione
dalle figure genitoriali. Separazione che va intesa
più in senso emotivo che fisico dal momento
che la maggior parte degli adolescenti non si
allontana ancora dalla famiglia.
I genitori che durante l'infanzia e la fanciullezza
erano considerati come depositari di verità
e valori assoluti, ora vengono considerati come
persone comuni (relativizzati appunto), con le
insicurezze e i problemi che caratterizzano la
vita di tutti e quindi anche meno essenziali per
la conferma della propria identità, conferma
che comincia a essere ricercata nei rapporti extrafamiliari:
nell'amicizia, nei rapporti sentimentali, con
altri adulti.
Durante l'adolescenza passiamo gradualmente da
uno stato in cui l'aiuto, la guida, il sostegno,
l'approvazione e la rassicurazione provengono
dai genitori (dipendenza), a uno stato intermedio
in cui il sostegno e l'approvazione provengono
dalle amicizie , dai rapporti sentimentali, dai
rapporti con altri adulti, per arrivare allo stato
in cui siamo in grado di pensare, valutare, fare
scelte, prendere decisioni, seguendo il nostro
punto di vista, senza grossi incoraggiamenti esterni
(autonomia). Durante questo percorso si susseguono
vari stati emotivi: la rabbia (nei confronti dei
genitori per la scoperta dei loro limiti), la
colpa (per l'allontanamento da loro), il senso
di indipendenza (dopo aver ritrovato un equilibrio)
e tutto avverrà tanto meno dolorosamente,
quanto più stabile e sicuro sarà
stato l'attaccamento. Quando da adolescenti abbiamo
problemi personali (per esempio una flessione
più o meno prolungata dell'impegno scolastico),
questi sono quasi sempre legati alle rielaborazioni
emotive dei nostri legami di attaccamento (cioè
al cambiamento dell'immagine che abbiamo dei nostri
genitori, alla relativizzazione dei valori e delle
norme familiari, alla separazione più o
meno concreta dalla famiglia)
· Che rapporto
hai con i tuoi genitori?
· Come è cambiato il rapporto con
loro da quando sei cresciuto/a?
· In che occasione ti sei opposto/a per
la prima volta seriamente a tuo padre (o a tua
madre)?
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Come dicevamo dunque, essere adolescenti significa
trovarsi in uno stato di generale sensibilità
e vulnerabilità in cui il giudizio, la
considerazione e il riconoscimento da parte degli
altri assumono un'importanza particolare. L'insicurezza
e la vergogna sono sentimenti all'ordine del giorno.
E' tra questi temi, che attraversano trasversalmente
questa fase di crescita, che si orienta l'individuo
adolescente.
Naturalmente essere adolescenti significa molte
altre cose.
Bibliografia:
Fonagy P., Target M. - Lo sviluppo normale nell'adolescenza
e il breakdown dell'adolescente
Guidano V. - La complessità del Sé
- Torino - Bollati Boringhieri - 1988
Guidano V. - Il sé nel suo divenire - Torino
- Bollati Boringhieri - 1992
Reda M. - Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia
- Roma - NIS - 1986
Marcelli D.,Bracconier A. - Psicopatologia dell'adolescente
- Milano - Masson - 1985
Galimberti U. - Dizionario di Psicologia - Torino
- Utet - 1992
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