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Relazione sull’educazione alla sessualità (o meglio…all’affettività)
di anonima sedicenne

Ho fatto educazione sessuale, o meglio educazione all’affettività a scuola due volte: in terza medi a e in seconda superiore.
I miei compagni di classe e io ci incontrammo con psicologi, ginecologi e oste-triche.
Si alternarono lezioni interessanti ad altre meno coinvolgenti. Notai che sia a me che agli altri le lezioni che interessarono di più furono quelle in cui ci chiesero di scrivere su dei bigliettini anonimi delle domande e curiosità a cui loro avreb-bero poi risposto, perché il fatto di parlarne direttamente non ci mettesse a disa-gio. Riflettendoci, però, mi accorsi che la cosa che non andava era l’atteggiamento di superiorità degli “esperti” che ci parlavano. Intendo il loro modo di rispondere a queste nostre domande, come se loro sapessero tutto e noi fossimo degli ignoranti senza rimedio.
Il fatto che fossero degli esperti dava in noi un senso di convinzione che ciò che dicevano fosse esatto.
Sapevano infatti come avviene il processo riproduttivo, e in questo potevano dir-si esperti, ma qualcos’altro non mi andava, non in loro, ma nel loro modo di spiegare. Loro infatti erano lì per darci delle conoscenze, e questo l’hanno fatto, ma nel loro modo di parlare e di rispondere alle nostre domande avvertivo qual-cosa di stonato nel contesto. Mi sembrava che sminuissero, anzi che proprio non considerassero quello che credo sia più importante di come avviene il sesso e le varie conseguenze, cioè…perché avviene?
Secondo me è il modo più grande e completo che due persone possono utilizzare per dimostrare l’amore che provano l’uno per l’altra.
Loro, invece, parlavano tanto di precauzioni, e questo mi pare dovuto, ma face-vano sembrare il sesso solo una cosa fisica e per evitare le relative conseguenze indesiderate era meglio prendere dei provvedimenti, ma non hanno quasi accen-nato a un altro grande argomento che comprende i sentimenti e le emozioni che ruotano attorno al sesso. Non avrei mai preteso che l’ostetrica o il ginecologo ne parlassero, ma lo psicologo sì. Inoltre parlavano delle conseguenze del sesso le facevano sembrare dovutamente indesiderate, ma in realtà non è logico che lo siano. Chiaramente una ragazza di 16, 17 anni non credo voglia rimanere incinta e sicuramente non vuole correre rischi in ambito di malattie, ma da come loro si esprimevano sembrava quasi che se una ragazza concepisce un bambino fosse la fine del mondo. Non all’età di sedici anni, ma più avanti credo che avere un fi-glio sia la cosa più bella del mondo!!
Se ora, con l’avanzare delle conoscenze e con le vaie terminologie adeguate la chiamano educazione all’affettività…ma perché???

 
 
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