Il
mondo dei genitori
di Patrizia Mattioli
I genitori come “base
sicura”
La genitorialità rappresenta un aspetto
rilevante della vita dell’individuo, un
elemento importante della propria identità
personale. Lasciando per un attimo da parte le
differenze individuali, vorrei fare alcune considerazioni
generali sull’essere genitori, focalizzando
l’attenzione su quegli aspetti che gli individui
genitori hanno in comune, e che sono all’origine
di una sensibilità particolare che raggiunge
forse il suo apice in concomitanza con l’adolescenza
dei figli.
Attualmente il ruolo di genitore, visto alla luce
delle più recenti ricerche sull’attaccamento
e dei frequenti e veloci cambiamenti sociali,
si configura meglio come “base sicura”
piuttosto che come educatore che favorisce l’interiorizzazione
delle regole, dei valori e dei principi del contesto
sociale di appartenenza e questo cambia sensibilmente
l’atteggiamento dei genitori di oggi nei
confronti dei propri figli, rispetto a genitori
di generazioni passate. L’estrema mutevolezza
del contesto e delle regole sociali costringono
l’individuo adolescente di oggi a non poter
più seguire semplicemente l’esempio
dei genitori, ma a dover sperimentare di continuo
in prima persona quali sono i comportamenti che
meglio risolvono le problematiche che dovrà
via via affrontare. L’individuo adolescente
di oggi trova da solo il suo modo, ed è
più utile per lui sapere di poter contare
sul sostegno dei genitori in caso di difficoltà,
piuttosto che fare riferimento a modelli comportamentali
precostituiti.
Un’identità
inventata
Gli attuali genitori, si trovano a vivere esperienze
nuove rispetto al passato, cominciando dal fatto
che si trovano più facilmente soli ad affrontare
la responsabilità della crescita dei figli.
I disagi personali vissuti durante la propria
crescita, le maggiori conoscenze della materia,
i veloci cambiamenti sociali li hanno persuasi
della impraticabilità per i loro figli
,dei valori che hanno vissuto su se stessi, della
impossibilità di riproporre i modelli genitoriali
che hanno vissuti loro stessi nella famiglia di
origine.
Soprattutto la complessità dell’esistenza
nella società in cui apparteniamo rende
necessaria una notevole flessibilità e
interscambiabilità di ruoli all’interno
della famiglia: i padri, tendono oggi a lasciare
spazio in alcune delle aree che erano di loro
esclusiva competenza, dedicandosi a quelle funzioni
affettive che in passato erano delegate quasi
totalmente alla figura materna. Le madri rinunciando
in parte all’esclusività del rapporto
con i figli hanno maggiori possibilità
di realizzazione personale all’esterno della
famiglia. Questo non senza difficoltà da
parte di entrambe le figure.
I nuovi ruoli che si definiscono all’interno
della famiglia non implicano semplicemente che
i genitori fanno cose diverse da prima, ma anche
che gli attuali ruoli non sono sostenuti da modelli
di riferimento con cui identificarsi come invece
avveniva in passato. I genitori di oggi risolvono
il loro compito provando e riprovando, andando
per tentativi ed errori . I modelli dei propri
genitori sono considerati ormai inadeguati. Questo
non avere punti di riferimento può avere
riflessi negativi sul piano dell’identità
genitoriale che ne risulta più incerta.
Un’identità genitoriale incerta è
certamente più fragile e vulnerabile e
meno propensa a confrontarsi con il mondo esterno,
che può anche essere vissuto come pericoloso.
Genitori e insegnanti
I genitori attuali possono entrare in relazione
con il mondo esterno con un’ombra di diffidenza
dovuta a quella paura di essere definiti, criticati
e disconfermati che un’identità (genitoriale)
vaga sempre comporta. Quest’ombra di diffidenza
può entrare anche nella scuola e condizionare
i rapporti tra genitori e insegnanti e può
essere superata solo se e quando il genitore sente
che il suo operato di genitore non sarà
giudicato.
Il giudizio di un insegnante può essere
all’origine di dolorose oscillazioni sul
piano dell’identità genitoriale,
probabilmente per questo a volte gli insegnanti
vengono screditati e di fronte ad un loro giudizio
critico il genitore tende a schierarsi dalla parte
del figlio proteggendolo, proterggendo in fondo
anche se stesso. Anche individui che godono di
sicurezza in altre aree personali, per esempio
nell’area professionale, tendono a rifiutare
il giudizio perché magari interpretato
e vissuto più su un piano personale che
non semplicente riferito all’andamento della
vita scolastica del figlio. Il colloquio con un
insegnante è un momento importante e delicato
in cui il genitore può sentire in ballo
l’adeguatezza o inadeguatezza del suo fare
il padre o la madre.
In generale il modo di essere dei figli può
rappresentare una specie di esame per i genitori,
l’esame del progetto affettivo/educativo
portato avanti con loro fino a quel momento, in
ultima analisi la prova dell’adeguatezza/inadeguatezza
della loro funzione genitoriale. Evidentemente
questo è più vero durante l’adolescenza
dei figli e ancora di più per quella che
si vive a scuola.
I sentimenti verso i
figli
Un’identità genitoriale fragile è
anche più sensibile agli allontanamenti,
fisici e ideologici che l’adolescenza impone.
Il genitore spesso non si sa spiegare questi allontanamente
o ricorre a spiegazioni che mettono in dubbio
le sue competenze: il distacco adolescenziale
del figlio equivale allora ad un venir meno del
proprio senso di capacità genitoriale.
Questo perché i figli sono una parte di
sè, della propria identità. Per
loro e con loro si provano emozioni forti, belle
e brutte. I figli possono essere fonte di orgoglio
ma possono anche far emergere sentimenti di inadeguatezza
e incapcità mai focalizzati prima, che
si attivano ai primi segnali di allontanamento.
Anche per questo i genitori di adolescenti provano
emozioni ambivalenti: sono orgogliosi delle conquiste
e dell’indipendenza dei figli e nello stesso
tempo soffrono perché sanno che non potranno
più proteggerli, che non saranno più
il centro del loro universo, che cominceranno
a sentirsi esclusi dalla loro vita. Sono incerti
e preoccupati per gli esiti che la riorganizzazione
adolescenziale porterà nella vita di tutti
i familiari. Si sentono spaesati perché
l’autonomia del giovane lascia vuoto lo
spazio che prima era dedicato alla sua crescita,
e su cui hanno sempre investito molto.
E tu? Come hai reagito
ai primi segnali di autonomia di tuo/a figlio/a?
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