IL LABORATORIO TEATRALE A SCUOLA: UN’OPPORTUNITÀ
DI CRESCITA CULTURALE, PSICOLOGICA, RELAZIONALE
di Luigi Lo Perfido
Premessa
Sono circa sette anni che coordino il laboratorio
teatrale del liceo “B. Russell” di
Roma. Rilevo questa circostanza, non per ripercorrere
in dettaglio la sua storia, dalla nascita ad oggi
(chi volesse conoscerla, può leggere il
mio contributo “Storia del laboratorio teatrale”
in Venticinque anni di sperimentazione, Annuario
del liceo “Russell”, Roma, 1999, pp.100-112),
ma soltanto per sottolineare alcuni dati. Dal
1996 ad oggi, circa duecento ragazzi hanno partecipato
a questa iniziativa, coinvolti a vario titolo-
come sceneggiatori, attori, tecnici dei suoni
e delle luci, etc.-.
Sono stati allestiti e rappresentati sette spettacoli,
di cui uno integralmente scritto dagli studenti
e gli altri- di Terenzio, Molière, Buchner,
Pirandello, Ionesco, Gadda- più o meno
consistentemente adattati o risistemati drammaturgicamente,
sempre dagli studenti, sotto la mia guida e quella
di un consulente teatrale esterno. Con alcuni
di questi spettacoli abbiamo partecipato a varie
rassegne di teatro per la scuola - dalla rassegna
intitolata a Carola Fornasini, alla rassegna del
teatro classico dei giovani di Siracusa-(mentre
scrivo mi è giunta comunicazione dell’ammissione
della nostra scuola alla rassegna di teatro per
la scuola, nell’ambito del XXXIX convegno
internazionale di studi pirandelliani che si svolgerà
nel prossimo dicembre ad Agrigento).
Ritengo che questi dati possano fornire un'idea
della quantità e della qualità del
lavoro svolto. Tale qualità si è
manifestata non solo sul piano tecnico-artistico,
ma anche- ed è quel che più conta
per un laboratorio teatrale scolastico- sul piano
della crescita umana e psicologica degli studenti
che lo hanno frequentato.
Dirò meglio che i due aspetti sono inscindibilmente
connessi, in quanto il coinvolgimento degli studenti
e la loro “tenuta” ( si tratta di
un impegno intenso, anche fisicamente) è
direttamente proporzionale alla qualità
della proposta culturale, la quale ultima, quando
è convincente, favorisce efficacemente
la maturazione complessiva, affettiva, culturale,
civile dei ragazzi. E’ proprio su questo
aspetto che vorrei soffermarmi brevemente.
I rapporti interpersonali
nel laboratorio teatrale.
Il laboratorio è frequentato gratuitamente
ed elettivamente da studenti provenienti da tutte
le classi dell’istituto ed anche, spesso,
da ex- studenti . Prevede incontri settimanali
pomeridiani della durata media di due ore, salvo
nel periodo vicino alla rappresentazione, nel
quale gli incontri diventano molto più
frequenti.
Il rapporto tra studenti di età diverse
e appartenenti a classi diverse dell’istituto,
accomunati da una scelta liberamente compiuta
e da un obiettivo preciso e da tutti condiviso,
si è caratterizzato generalmente come un’esperienza
realmente solidale, quasi sempre esente da quelle
dinamiche di competitività che spesso sono
presenti nell’ambito della classe.
La bravura del compagno quasi mai è vissuta
in termini di frustrazione personale, in quanto
l’attribuzione delle parti nasce da una
discussione in comune, in cui la scelta è
motivata da ragioni evidenti di congruenza fisica
e psicologica con il personaggio da interpretare,
e, in ogni caso, ben presto risulta chiaro che
in una rappresentazione, non esistono parti maggiori
o minori, ma solo parti ben interpretate o male
interpretate.
Ognuno ha il suo spazio e la sua occasione di
soddisfazione. Spesso poi si attua un salutare
capovolgimento di valori; infatti può capitare
che il più timido, il meno provveduto “scolasticamente”,
riveli, nell’ambito del laboratorio, doti
insospettate, trovi una nuova identità
che lo gratifica e lo fortifica psicologicamente.
Ricordo il caso di un ragazzo di cui non avrei
mai sospettato che fosse affetto da balbuzie,
come poi mi rivelò una collega, tanto era
scorrevole e fluida la sua dizione durante le
prove e durante la rappresentazione.
E’ certo che l’atmosfera del laboratorio
teatrale favorisce l’instaurarsi di rapporti
interpersonali positivi ed autentici. Tra le ragioni
possibili- oltre quelle accennate- c’è
anche il fatto che le varie fasi che conducono
alla rappresentazione del testo teatrale, dalla
lettura a tavolino al montaggio delle scene, alla
scelta delle musiche e delle luci, costituiscono
un’occasione di scoperta e di esplorazione
di situazioni psicologiche, di dimensioni esistenziali,
di sentimenti, delle proprie reazioni di fronte
ad essi, in una parola un’occasione di conoscenza
degli altri e di se stessi.
Raggiunta tale conoscenza (che è già
di per sé un acquisto significativo) si
è però soltanto a metà del
percorso. Ai sentimenti e alle emozioni, infatti,
bisogna dare consistenza e credibilità
scenica con la propria interpretazione. E’
questo il momento più creativo e affascinante
per un ragazzo: scoprire che la sua sensibilità
e la sua capacità di rivivere in sé
quei sentimenti e quelle sfumature psicologiche
può e deve trasferirsi in un’espressione
del volto, in un’intonazione della voce,
in una pausa o in un’accelerazione del discorso,
in un gesto, in un plusvalore comunicativo insomma,
che consentirà ad altri- il pubblico- di
provare quei sentimenti e quelle emozioni.
E’ questa sicuramente un’esperienza
esaltante perché consente di rivelarsi
agli altri- sia i propri compagni di scena che
il pubblico- e di conoscerli, di esprimere compiutamente
se stessi, attraverso o, “al riparo”
della parte interpretata, di essere, paradossalmente,
“più veri” di quanto non riescano
ad esserlo nei ruoli fasulli ed effimeri che la
società massificata e plastificata impone
loro, con tutta la frastornante e seducente violenza
dei suoi persuasori mediatici.
Non è chi non veda quanto l’esperienza
descritta possa favorire l’instaurarsi di
relazioni più profonde e sincere tra i
ragazzi. A riprova di ciò mi sembra opportuno
citare qualche testimonianza diretta di studenti.
Ecco come Claudia Sorace ricorda l’esperienza
del gemellaggio del nostro laboratorio con quello
di un liceo di Monaco di Baviera nel 1998:
“Quando siamo andati in Germania ci è
successo di tutto. Abbiamo lottato con un’epidemia
di influenza che ci ha decimato. Senza regista,
senza personaggi, senza mezzi. Ognuno l’ha
presa in modo diverso: chi era scoraggiato, chi
isterico, chi iperattivo. Quello che ci ha aiutato
è stata la stima reciproca che legava tutti
noi. Per due giorni abbiamo pensato solo allo
spettacolo e alla riuscita del nostro lavoro che
era una sfida che tutti volevamo vincere. La sera
dello rappresentazione tutta l’energia e
la tensione che avevamo accumulate le abbiamo
riversate sul pubblico. Eravamo tutti sopra le
righe. Gli studenti tedeschi ridevano e applaudivano
e noi non capivamo se ci prendessero in giro o
apprezzassero la nostra fatica. L’abbiamo
capito alla fine, quando ci hanno applaudito per
dieci fantastici e indimenticabili minuti”.
“Tutte le difficoltà” osserva
Pamela Burelli “hanno fatto emergere tra
noi un insospettato affiatamento. Per fortuna
questa intesa è rimasta e ci accompagna
tutti i giorni, perché nessuno potrà
toglierci le indescrivibili emozioni condivise
dietro le quinte, prima di andare in scena. Lo
spettacolo è ormai cosi profondamente radicato
in noi che spesso le battute ci vengono fuori
spontaneamente in altri contesti. Forse ognuno
di noi è diventato un po’ il suo
personaggio e ne porta le tracce dentro di sé”.
“Sono fermamente convinta” dice Arianna
Miglio “che tutti, almeno per qualche tempo,
dovrebbero far parte di un laboratorio teatrale,
anche se non è proprio la carriere di attore
quella che più interessa: credo che il
mio caso sia un chiaro esempio del fatto che recitare,
o almeno cercare di farlo impegnandosi al massimo,
aiuti a sentirsi più sicuri di sé
e delle proprie possibilità, ad essere
più coraggiosi e decisi nel proporsi agli
altri, a dare il meglio di sé, a saper
controllare le emozioni, insomma a crescere. Altrettanto
belli ed entusiasmanti sono stati l’affiatamento
e l’amicizia nati fra tutti noi componenti
del laboratorio teatrale”.
Alessandro Cuciuc: “Dopo tre anni di laboratorio
teatrale, mi rendo conto della grande forza di
attrazione che esercita il teatro, al punto da
coinvolgere una persona incostante come me. Questa
esperienza mi ha dato tanto: ho scoperto l’entusiasmo,
ho imparato la necessità di rispettare
gli impegni, l’importanza della serietà
e del rigore, tutti insegnamenti che nella vita
mi sono stati e mi saranno preziosissimi”.
Importante è , a mio avviso, anche il rapporto
diverso che si stabilisce, nel laboratorio tra
docenti e studenti. Questi ultimi, come ho detto,
provengono da tutte le classi dell’istituto.
Ebbene io noto che essi, sia gli studenti delle
mie classi che gli altri, hanno piacere di parlare
con me, con il consulente esterno(che è
anch’egli un docente)e con altri docenti
che occasionalmente mi hanno aiutato nella mia
attività, di argomenti culturali, ma senza
l’ossessione della valutazione, oltre che
di condividere con degli adulti ansie e soddisfazioni,
legate ad un comune obiettivo.
Importantissimo è inoltre per gli studenti
vedere il docente, che si conosce in una dimensione
“ingessata” e ufficiale, che si mette
in gioco, che smette i suoi panni consueti e va
in palcoscenico a mostrare, magari, come si dovrebbe
dire una battuta, quale dovrebbe essere un’espressione
del viso o un gesto, assumendo toni e atteggiamenti
impensabili in classe. Ciò contribuisce
non poco a creare un generale clima di cordialità
e di distensione, in cui anche l’impegno
e la fatica si affrontano più volentieri.
Ecco ancora la testimonianza di uno studente,
Luca Conticelli: “Sono entrato a far
parte del laboratorio teatrale per caso, grazie
ad un amico, infatti non conoscevo neanche l’esistenza
di questo gruppo nel “B. Russell”.
Devo sottolineare che l’esperienza passata
mi ha trasformato, sia perché mi ha fatto
scoprire una passione che è andata via
via aumentando con il passare degli anni, sia
perché mi ha reso più sicuro aumentando
la fiducia nelle mie possibilità. Altro
aspetto importante del laboratorio, è la
socializzazione con il conseguente rapporto con
gli altri: dai ragazzi al professore. Tra i ragazzi
possono nascere amicizie anche molto solide, e,
chissà, anche qualcosa di più. Con
il professore nasce un tipo di rapporto completamente
diverso da quello ufficiale che si ha a scuola,
è come se si conoscesse una persona nuova,
scoprendo molti lati positivi del carattere che
la vita “scolastica” avrebbe impedito
di osservare. Insomma il rapporto che ho avuto
con il laboratorio mi è stato molto utile.
Il rapporto continua ancora adesso che sono all’università,
essendo stato richiamato come esterno per interpretare
un personaggio di una novella pirandelliana, cosa
che mi ha reso felice ed entusiasta”.
Molte altre cose si potrebbero dire ma, mi limiterò,
per ragioni di spazio, ad una considerazione conclusiva.
L’attività del laboratorio teatrale
scolastico può efficacemente contribuire
a rendere viva e coinvolgente l’esperienza
culturale e influire positivamente sulla crescita
psicologica, affettiva e relazionale dei ragazzi.
Tale attività, peraltro, può, in
parte, essere trasferita nel quotidiano lavoro
che si svolge in classe, soprattutto, anche se
non esclusivamente, nell’ambito delle discipline
umanistiche. Una efficace lettura ad alta voce
di tanti grandi testi letterari, fatta dagli studenti
sotto la guida dell’insegnante, può
contribuire spesso a rivelarne aspetti e significati
meglio di lunghe spiegazioni, può evocare
sentimenti e memorie, può aiutare ad esplorare
la propria interiorità e a valorizzare
le proprie potenzialità espressive e relazionali,
può, in una parola aiutare a formare la
propria personalità.
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