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| Le
relazioni con le persone |
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| Le relazioni nelle situazioni |
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LA RELAZIONE CON LA CLASSE |
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Rapporto
di classe
Uno dei momenti più difficili del lavoro
dell’insegnante è quando deve descrivere
la fisionomia di una classe esprimendo su di essa
un giudizio globale. La difficoltà non
è imputabile all’imperizia o alle
scarse capacità di sintesi, quanto alla
impossibilità di “pensare la classe”
in termini univoci.
Forse per questo le risposte sono spesso degli
esercizi retorici e non si discostano da alcuni
stereotipi fissi, adattabili ad ogni circostanza
ed a qualsiasi gruppo, per esempio in ogni classe
ci sono i bravi, quelli che se la cavano, i cattivi,
in qualche caso i pessimi che proprio non vogliono
far nulla e disturbano gli altri, ci sono classi
“unite” e classi “disunite”,
classi “turbolente”, “collaborative”,
“stimolanti”, “piatte”…
Ogni tentativo di definizione globale è
insoddisfacente, prima di tutto per gli insegnanti
stessi, perché residuo di una visione totalizzante,
oserei dire moralistica, del gruppo, messa in
forte discussione dalla esperienza sul campo e
dalle riflessioni teoriche.
Che cosa è una classe? Un gruppo di pari,
un insieme complesso caratterizzato da esperienze,
livelli di apprendimento, impegno ed interessi
molto diversificati.
In sostanza la classe è una non-unità,
una rete di relazioni interpersonali e di gruppo
che l’insegnante è chiamato a “gestire”
tra mille difficoltà. Il suo ruolo è
delicato e difficile se è vero che deve
essere attento non solo ai saperi disciplinari
e ai diversi livelli di apprendimento di tali
saperi, ma anche al ruolo che hanno i sentimenti
all’interno del gruppo, alle dinamiche emozionali
che si innescano tra adolescenti, tra il gruppo
e l’adulto, tra l’adolescente ed il
sapere stesso.
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