“Leggiamo
il verbale della seduta precedente…”
di Nicoletta Frontani
Il Collegio dei docenti, l’assemblea plenaria
presieduta dal Dirigente scolastico, per lo più
viene percepito come un momento fastidiosamente
importante del lavoro di insegnante.
I modelli
L’assise del collegio riproduce quella del
Parlamento: il tavolo centrale con il Dirigente
scolastico ed i suoi collaboratori e la cavea
con gli insegnanti che tendono ad occupare sempre
gli stessi posti distribuiti in gruppi d’elezione
e schieramenti.
Un altro modello cui è assimilabile il
collegio è quello della classe soprattutto
rispetto al comportamento. Alcuni insegnanti privilegiano
le ultime file che consentono loro di distrarsi
e di fare commenti sull’assemblea. Le prime
file sono del tutto impopolari e di solito sono
scelte dagli impegnati, dai primi della classe,
come vengono chiamati in gergo professorale i
docenti che intervengono e pongono questioni.
Le dinamiche
Non è facile cercare di capire le dinamiche
che si manifestano in un’assise che ha il
compito di discutere e decidere su questioni formative
e didattiche di una notevole rilevanza per la
vita della scuola e dei suoi utenti.
E’ possibile stabilire una sorta di gerarchia
tra i diversi collegi: i più coinvolgenti
sono quelli convocati in situazioni di emergenza,
in caso di autogestioni, occupazioni, eventi gravi
che si verificano all’interno della scuola,
al secondo posto quelli in cui si giudica l’operato
dei colleghi che hanno svolto un incarico straordinario,
al terzo quelli relativi all’approvazione
del POF, infine i collegi di ratifica (es.approvazione
dei libri di testo, visite culturali…).
Nella maggioranza dei casi, in sede di collegio,
non si verificano quasi mai eventi nuovi o del
tutto imprevedibili dal momento che si tende a
seguire una linea di condotta già delineata
in altre sedi ed anche perché il ruolo
del dirigente è forte soprattutto nel tentativo
di cercare delle forme di mediazione.
E’ assai interessante considerare un altro
aspetto del problema e cioè il fatto che
quasi sempre l’approvazione o meno di una
proposta didattica dipende dalla persona o dal
gruppo che la presenta, esistono infatti all’interno
del collegio delle dinamiche relazionali tali
da condizionarne le scelte.
Categorie di colleghi
Ogni insegnante, probabilmente per abitudine,
tende ad inserire i colleghi in categorie abbastanza
fisse, rinforzate dall’opinione del gruppo
o dalla “fama” che intorno a molti
si crea. In più agiscono, a livello sotterraneo,
forse neppure in modo esplicitamente consapevole,
delle tensioni: tra insegnanti di discipline affini,
tra insegnanti di discipline diverse (il vecchio
e superato contrasto tra cultura scientifica ed
umanistica), tra insegnanti del biennio ed insegnanti
del triennio, tra laici e cattolici, tra destra
e sinistra, tra autonomi e confederati.
Nella maggioranza dei casi tutti già sanno
cosa una persona dirà e perchè,
quale osservazione farà. La conseguenza
è il rischio che non ci si concentri sulle
proposte bensì su chi le ha presentate.
L’equilibrio, a volte un po’ perverso,
del Collegio è difficilmente sconvolgibile.
Ciò che stupisce, se si pone l’attenzione
al piano relazionale, è il fatto che non
sono le cose oggetto di discussione ma le persone.
Un'assemblea poco incisiva
sul piano didattico
Probabilmente proprio per questo tale assemblea
plenaria può risultare la meno incisiva
sul piano didattico e comunque il livello della
discussione risulta quasi sempre inferiore rispetto
alle capacità e alla professionalità
dei docenti che la compongono.
Forse il carattere ufficiale, il gruppo ampio
con le sue dinamiche complesse, la dirigenza,
funzionano da elemento frenante?
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