IDENTIFICARE
E AFFRONTARE I COMPORTAMENTI DI SFIDA
Gruppo distudioo docenti
del Liceo Russell (1) Sono diverse le
occasioni in cui alcuni allievi mettono in atto
comportamenti di sfida nei confronti dei docenti,
e tali atteggiamenti hanno anche motivazioni differenti.
La cosiddetta rabbia di sfida nasce dal
bisogno di imporre a ogni costo le proprie posizioni
e/o convinzioni, sottraendosi al confronto democratico
con altri e diversi punti di vista.
E’ noto che lo sviluppo dell’atteggiamento
di sfida può avere le sue radici persino
nell’infanzia, quando il bambino mette alla
prova i grandi o li colpevolizza per le loro vere
o presunte inadempienze nei suoi confronti. Certamente
la sfida, anche nell’adolescenza, nasce
da un grande senso di solitudine e da una percezione
negativa di sé e del proprio stato esistenziale,
come affermano gli psicologi transazionali. Compito
dell’insegnante è identificare questi
comportamenti sfidanti e, riconoscendoli, essere
in grado di interrompere una relazione altamente
negativa e distruttiva, invertendone in positivo
i meccanismi.
Si riportano di seguito due episodi di sfida da
parte di un alunno nei confronti di un insegnante;
entrambi i casi sono significativi, perché
nel primo l’insegnante ha dimostrato una
buona sensibilità educativa, riuscendo
a “smontare” il gioco psicologico
dell’alunna (“Adesso ti faccio vedere
che non vali niente e che non capisci niente”)
e a ricostruire con lei un rapporto sereno e positivo;
nel secondo caso, invece, l’insegnante ha
raccolto tutte le sfide dell’alunno e ancora
oggi trascorre tutto il tempo della lezione a
gridare ed inveire contro di lui, allontanandolo
dall’aula ad ogni piè sospinto.
1.
UNA SFIDA RISOLTA POSITIVAMENTE
E****, alunna di ****, è una splendida
ed intelligentissima ragazza, con un carattere
apparentemente deciso, in realtà bisognoso
di molto affetto. Se una insegnante le sta simpatica
arriva anche a correrle incontro a braccia aperte
nei corridoi, per abbracciarla e baciarla, specie
quando è del suo umore migliore. Quest’anno
nel team docente della sua classe viene inserita
una nuova insegnante di Italiano, in sostituzione
dell’insegnante dell’anno precedente,
che si è trasferita altrove. Con l’insegnante
del I anno Erica ha stabilito un ottimo rapporto
e ha con lei molta confidenza: è ovvio
che desideri anche quest’anno averla come
professoressa ed è molto delusa quando
in classe entra una sconosciuta in sua vece, anche
perché non era assolutamente al corrente
della scelta della sua professoressa di trasferirsi.
Vive quindi questo “abbandono” come
un vero e proprio tradimento e inconsciamente
sviluppa sentimenti di antipatia verso la nuova
arrivata.
L’atteggiamento sereno e disponibile della
nuova insegnante, così come la sua età
abbastanza giovane e la buona motivazione a svolgere
il proprio lavoro in modo serio non sembrano rincuorarla.
E++++ passa una decina di giorni a farsi una ragione
del suo trauma, senza minimamente sforzarsi di
raccogliere nessuno dei segnali di incoraggiamento
che la nuova docente le invia; al contrario comincia
ad estraniarsi regolarmente dalla lezione: passa
tutto il tempo a chiacchierare, dorme sul banco,
si alza ed esce a suo piacere, risponde sgarbatamente
a qualsiasi domanda e poco ci manca che faccia
anche delle smorfie di disapprovazione come quelle
di una bambina offesa; ad ogni affermazione dell’insegnante
ha sempre qualcosa da ribattere, per metterla
in difficoltà o per rilevare quelle che
a lei sembrano sonore sciocchezze; un giorno risponde
in modo più sprezzante del solito e l’insegnante,
che pensa di averle già lasciato un tempo
sufficiente per metabolizzare la novità
dell’avvicendamento, decide che è
il momento di intervenire. Termina tranquillamente
la lezione, chiama in disparte la ragazza e, mediante
l’uso di messaggi-Io, le spiega di essere
molto dispiaciuta del suo atteggiamento; osserva
che le farebbe molto piacere, essendo arrivata
da poco, stabilire subito un rapporto sereno e
cordiale con il nuovo ambiente scolastico e in
modo speciale con i propri alunni; dice che ha
notato il suo disagio e che comprende il suo stato
d’animo, in qualche modo “ferito”
dall’abbandono; si dichiara disponibile
ad ascoltarla ed ad aiutarla, se lei lo desidera,
ma fa presente altrettanto chiaramente che non
accetterà altre provocazioni o comportamenti
irrispettosi, poiché pretende dai suoi
alunni lo stesso rispetto che offre loro.
E. si sente “scoperta”; allo stesso
tempo però è sollevata dal fatto
che le si parli con tanta franchezza e serenità.
Chiede scusa di alcuni suoi comportamenti, ma
dice di aver bisogno di altro tempo per accettare
definitivamente un’altra persona. Il colloquio
non termina con nessun impegno preciso da parte
sua, ma gradatamente E. diventa più tranquilla.
L’insegnante, dal canto suo, valorizza molto
le buone doti di intuizione e di intelligenza
della ragazza, si fida di lei ogni volta che vi
sia un incarico delicato da portare a termine,
mantiene sempre un atteggiamento sorridente ed
aperto, che convince la sua alunna a fidarsi a
sua volta dell’insegnante. Il rapporto si
avvia dunque sui binari della normalità:
attualmente E. ha pienamente accettato la nuova
insegnante, la saluta sempre cordialmente e per
prima quando la incontra, s’intrattiene
volentieri a parlare con lei in classe e nelle
conversazioni informali. Non si offende, anzi
accetta di buon grado eventuali critiche o richiami
dell’insegnante (purtroppo non ha perso
il vizio di chiacchierare con la compagna di banco!!).
2.
QUANDO L'INSEGNANTE ESCE PERDENTE
A****** è un ragazzo di*******; all’ingresso
nella scuola secondaria il suo comportamento è
piuttosto normale; si inserisce bene nel gruppo
classe e anche se il suo rendimento non è
sempre brillante, si rivela comunque intelligente.
Dopo poche settimane di scuola, però, inizia
a stabilirsi una relazione negativa con uno degli
insegnanti del team docente, che mette in rilievo
il fatto che il ragazzo non segue minimamente,
anzi adotta sempre atteggiamenti stupidi, maleducati
e sopra le righe. Di tali comportamenti l’insegnante
si lamenta in continuazione anche in classe, davanti
agli altri alunni, e con gli altri colleghi. Addirittura
chiede formalmente ai compagni di isolarlo e agli
altri colleghi di punirlo anche se non si dovesse
comportare male con loro. L’insegnante non
riesce a trovare alcuna soluzione, se non gridare
continuamente e prendersela anche con altri alunni
ritenuti maleducati e irrispettosi. Passa in continuazione
dal ruolo di Vittima a quello di Persecutore.
Anche gli altri alunni sono allibiti di fronte
a questi atteggiamenti dell’insegnante e
non sanno più come comportarsi.
Le cose non migliorano, anzi precipitano: ormai
in classe sono tutti contro tutto e le sfide si
moltiplicano in modo esponenziale.
CONCLUSIONI
Osserviamo e valutiamo i comportamenti delle
due insegnanti:
- Nel primo caso l’insegnante non raccoglie
nessuna sfida ma accoglie la persona che sfida,
perché riconosce in lei un disagio; le
dà tempo per ricredersi da sola su certi
atteggiamenti (uso ripetuto dell’ascolto
attivo), interviene a tempo debito, usa strategie
comunicative circolari ed assertive che si rivelano
vincenti. Aspetta pazientemente i frutti del
suo lavoro, perché e consapevole dei
differenti tempi di maturazione di ogni ragazzo.
Mantiene nel frattempo un atteggiamento sereno
e incoraggiante e sfrutta bene i tempi relazionali
per alimentare costantemente il dialogo, che
è condizione della crescita educativa.
- Nel secondo caso l’insegnante non usa
alcuna strategia, semplicemente perché
non riconosce il problema e non si interroga
sulle sue possibili origini. Raccoglie tutte
le sfide ( e ne esce perdente), si lamenta continuamente
incolpando tutti e rifiutando di mettersi in
discussione o di rivedere atteggiamenti e convinzioni
personali. Non chiede aiuto e respinge le offerte
di collaborazione, preferendo crogiolarsi nel
disagio piuttosto che impegnarsi per uscirne.
Non ha la minima fiducia negli alunni e gli
alunni non l’hanno in lei, perché
la vedono demotivata anche a livello didattico.
E, quel che è peggio, si è innescato
una meccanismo relazionale del tutto negativo
e probabilmente irreversibile.
Riteniamo dunque che gli atteggiamenti da riprodurre
in classe siano senz’altro i primi e che
sia necessario per l’insegnante raggiungere
un buon livello di competenza psicopedagogica,
allo scopo di poter creare in classe un’atmosfera
educativa improntata alla serenità e
al rispetto reciproco, che costituisce l’ambiente
ideale per un apprendimento costruttivo e significativo.
Gruppo di studio docenti del Liceo Russell
Giugno-luglio 2002
Chi fosse interessato ad entrare in contatto
con gli autori, può rivolgersi a Comunicascuola.it
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