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AREA PROFESSIONALE "Articoli"I muri maestri della comunicazione \ Analisi descrittiva dei dati

I muri maestri della comunicazione

3. Analisi descrittiva dei dati
Ci concentreremo ora ad analizzare le aree della ricerca che si sono specificatamente interessate alla fascia d'utenza afferente a questo sito, cioè quella adolescenziale della scuola media e superiore.
Nel nostro caso l' 8 % del campione aveva un’età compresa fra i tredici e i sedici anni, ed il 30% fra i diciassette e i venti.
Per quanto riguarda il livello di istruzione solo il sei per cento aveva un formazione limitata alla scuola dell’obbligo.
Il diciotto per cento stava frequentando o aveva conseguito una diploma di istruzione secondaria superiore. Il dodici per cento aveva frequentato o stava frequentando il liceo artistico.
Il resto del campione era costituito da laureati e laureandi afferenti a diverse discipline, con una prevalenza assoluta di grafici pubblicitari e iscritti all'Accademia delle Belle Arti.
Il livello socio economico (esplorato attraverso quesiti che chiedevano la professione dei genitori o il luogo di residenza) e culturale è risultato medio alto.
La maggioranza dei ragazzi viveva ancora in famiglia. Nello specifico il quarantotto per cento dei soggetti viveva con quella nucleare, il quattordici con un solo genitore, il quattro per cento con la nonna ed il due per cento con i fratelli.
Il novantasei per cento degli intervistati era residente a Roma
Quando è stato chiesto ai ragazzi di descrivere le sensazioni fisiche e le emozioni provate durante l'atto di dipingere, otto ragazzi riportano l’incapacità di illustrare i propri stati d'animo, altri due parlano di emozioni forti, ma non specificano quali.
Sono state rilevate prevalentemente tre serie di reazioni. Un‘area di risposte descrivono uno stato generale di allerta del soggetto, nello specifico tensione(tre risposte) scariche di adrenalina(diciassette), ansia(cinque), tachicardia(tre), paura(due) un’ipervigilanza verso gli stimoli dell’ambiente(quattro) ed altri indici correlati che sottolineano l’attivazione del sistema simpatico come caldo(tre)o secchezza delle fauci(due).
Un’area intermedia riporta di non provare emozioni o sensazioni fisiche mentre dipingono(cinque risposte), di concentrarsi esclusivamente sulla realizzazione del pezzo(sei), di provare una sensazione di estraneità dalla realtà(tre), di curiosità nel vedere l’opera ultimata(uno).
Nell’ultima fazione si evidenziano una serie di reazioni soggettivamente positive per il soggetto, la più frequente è la tranquillità, il rilassamento che caratterizza il dipingere (undici risposte), seguita dal senso di soddisfazione per l’opera realizzata (otto), dallo sfogo emotivo dell’atto di dipingere (tre), e ancora la felicità (tre), il divertimento(una), il benessere(una).
Per quanto concerne la percezione della self efficacy individuale, l’obiettivo che i ragazzi vogliono raggiungere attraverso l’azione di dipingere più frequentemente riportato è la soddisfazione, il benessere personale(venti risposte), seguito dal successo interpersonale(dieci).
In sei risposte non vi erano obiettivi prefissati, altrettanti non sapevano identificarli, in cinque la meta è lasciare un messaggio, in quattro il miglioramento tecnico.
In tre risposte l’obiettivo corrisponde alla provocazione sociale di ribellarsi e colorare il grigio, in uguale frequenza si vuole lasciare felinamente una traccia del proprio passaggio, in due si vuole graficamente riprodurre emozioni, sensazioni, in una riuscire a trasmettere alla gente comune il lato positivo di questa cultura.
In quattordici risposte viene evidenziata l’assenza di un messaggio comunicativo insito nelle proprie opere, in quattro non sapevano cosa queste potessero comunicare.
La categoria secondariamente riscontrata con maggiore frequenza (otto risposte) indica come soggetto di questa comunicazione le sensazioni soggettive dell’autore, in sette casi nel nome di questo, in cinque nell’esistenza o passaggio del disegnatore e in quattro nella sua opinione personale.
Cinque risposte indicano di volere comunicare al fruitore sensazioni positive, di colore, quattro di riflessione, tre la provocazione sociale di decriminalizzazione del writing ed un ragazzo di quindici anni che vuole trasmettere l’arte a tutti.
Quando ai ragazzi è stato chiesto a chi dedicassero le loro opere, tredici risposte indicano come soggetti la/il patner, undici le persone che stimano, nove agli affetti, le persone importanti e care.
In sette risposte le pitture sono dedicate agli amici, in cinque a coloro presenti durante la realizzazione del pezzo.
Con una frequenza di quattro risposte troviamo che i pezzi vengono dedicati ad altri writers(di cui uno specifica del proprio crew), in ugual proporzione non vi è qualcuno specifico a cui fare riferimento, ed in fine sempre con la medesima incidenza i ragazzi si autodedicano i pezzi.
In otto risposte viene dato risalto alle contingenze, alle circostanze e agli stati soggettivi che dinamicamente determinano a chi dedicare le proprie opere, mentre in due risposte si fa riferimento rispettivamente ad un amico morto, alle persone che soffrono e alla madre.
Dipingere non aveva mai causato problemi al ventisei per cento del campione.
Nel restante settantaquattro per cento, quattro risposte sottolineano problemi psicologici, due di salute in seguito all’esalazione dei gas tossici delle bombolette, otto genericamente relazionali, cinque specificano con la famiglia, due con gli amici, ed uno con la gente comune.
In sei risposte i ragazzi dichiarano di avere avuto problemi con la legge, in cinque si precisa con denunce, in altrettanti con processi, in due tramite multe, in tre si arriva ad arresti, in nove con fughe dalle forze dell’ordine e in due casi vengono descritte sparatorie.
Per quanto riguarda l’area dell’autoefficacia percepita familiare, il novantasei per cento delle famiglie era a conoscenza dell’attività pittorica del figlio, le reazioni a tale scoperta sono state prevalentemente negative, articolandosi in disapprovazione(diciassette risposte), repressione(tre), preoccupazione(sette).
Quattordici risposte riportano invece una reazione positiva di approvazione e due di curiosità.
Fra questi due estremi si identifica una zona neutra in cui compaiono due risposte di indifferenza, e quattro di accettazione.
L’attività di dipingere scinde il nucleo familiare in due casi: il primo, riportato in tre risposte, vede il sostegno della madre e la disapprovazione del padre, mentre nel secondo, riferito da due, i ruoli si invertono.
Le reazioni attuali della famiglia invertono i rapporti precedentemente descritti.
Infatti in sedici risposte l’attività di dipingere è fonte di orgoglio per i genitori, in otto l’hanno ormai accettata, le reazioni di disapprovazione scendono a otto risposte, mentre sale la preoccupazione a sei.
La frequenza delle risposte che descrivono una spaccatura di opinioni fra i genitori rimane costante: in tre casi la madre sostiene ed il padre disapprova, in due la situazione è speculare a questa.
Vengono riportate in due risposte reazioni di indifferenza ed in una di incomprensione.
In due casi il ragazzo non conosce la reazione attuale dei genitori, mentre in tre è la famiglia a non essere a conoscenza del fatto che il figlio è un writer.
In diciannove risposte i ragazzi asseriscono di avere fatto capire ai propri genitori l’importanza che soggettivamente assumeva dipingere muri con la costanza e la determinazione con cui hanno affrontato questa cosa, sette tramite la persuasione verbale, cinque poiché l’arte coinvolge altre aree della vita del soggetto.
In tre risposte il ragazzo ascrive questa persuasione all’esposizione delle proprie opere ai genitori, uno alle rinunce che ha affrontato per poter dipingere e in due casi si sottolinea che sono state provate svariate modalità.
In tre risposte i genitori non hanno ancora capito l’importanza che assume dipingere per il figlio, in altrettanti è l’ultima generazione che non ha provato a farglielo capire a quella precedente, mentre in quattro responsi padre e madre l’hanno compreso autonomamente.
Un quesito chiedeva ai ragazzi "non sopporti che loro….?" il quarantaquattro per cento dichiara di accettare i propri genitori così come sono, mentre il quattordici non sopporta l’invasività ed in uguale misura la proibizione di cose.
L’otto per cento riporta che sono tante le cose che non sopporta nella propria famiglia, il sei che critichino, il quattro che giudichino e nella medesima proporzione che non capiscano l’importanza che soggettivamente assume dipingere per il suo autore.
Infine un due per cento del campione non sa cosa non sopporta dei propri genitori, un altro due per cento non ama essere definito un’artista da loro, e la stessa percentuale critica la chiusura mentale di questi.
Il ventotto per cento del campione alla domanda riferita alla famiglia “ti piacerebbe che loro…?” dichiara di accettarla positivamente, rispondendo “niente, vanno bene così” o “continuassero ad essere come sono”.
Il dodici per cento desidererebbe invece maggiore interesse, il dieci che i genitori approvassero il fatto di dipingere, mentre il dodici esprime il desiderio di dipingere con loro.
Nell’otto per cento il ragazzo vorrebbe maggior felicità personale per i propri genitori, nel dieci che fossero meno invasivi e polemici, nel quattro che avessero maggior fiducia nelle capacità del figlio.
Le restanti risposte rilevate, presentate da singoli soggetti, sono state: che vedessero tutte le opere realizzate dal figlio, che lo sostenessero di più, che riuscissero a capirlo, che lo apprezzassero, che provassero le stesse emozioni che la pittura riesce a procurare al suo autore, o semplicemente che gli comprassero una porche.
Per quanto riguarda l’area sociale dello studio della self-efficacy, l’ottantaquattro per cento del campione asserisce che l’osservazione degli altri writer nel percorso che li ha condotti ai disegni sui muri è stata importante, l’otto per cento abbastanza importante, ed il rimanente otto indifferente, neutrale.
L’opinione che gli altri writer hanno del ragazzo ha importanza nulla nel quarantasei per cento degli intervistati, minima nel quattordici, media in altrettanti, molta l’otto per cento.
Il dieci per cento evidenzia che dipende dalla provenienza dell’opinione, il quattro accetta con piacere un giudizio positivo e rimane indifferente ad uno negativo, un due per cento è interessato esclusivamente al parere del proprio crew e la stessa percentuale non sa quantificare questa importanza.
La reazione che più frequentemente i writer vogliono provocare è un effetto positivo, citato in generale in diciannove risposte, specificato come reazione di riflessione in otto, di stupore in quattro, di stima in tre, di divertimento in altrettante, di interesse in due.
In due risposte si puntualizza che interessa solo l’effetto positivo del proprio crew, in una si definisce la reazione provocata dalle proprie opere “New York”.
Quattro risposte rilevano una sostanziale sovrapposizione fra la reazione provocata e quella che si vorrebbe che la produzione provocasse.
In sei risposte gli autori non vogliono provocare reazioni nel fruitore, mentre in quattro non sanno se e quale effetto queste abbiano sulla gente.

 
 
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