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AREA PROFESSIONALE "Articoli" \ I
muri maestri della comunicazione \ Analisi qualitativa dei dati
I muri maestri della comunicazione
4. Analisi qualitativa dei dati.
Il dato che il
settantadue per cento dei ragazzi dipinge insieme
ad una crew, può essere sottoposto
ad una triplice chiave di lettura.
Da una parte può essere interpretata come
una conseguenza della forte carica affiliativi insita
nei riti di preparazione e realizzazione dei disegni
sui muri che incentiva il legame e la complicità
fra le persone coinvolte, dall’altra può
essere inquadrata come il riflesso speculare della
situazione legislativa nostrana che non prevede
aggravanti penali se i ragazzi vengono colti sul
fatto.
Infatti in Germania, dove chi viene preso a dipingere
in gruppo viene accusato di associazione a delinquere,
la maggior parte dei writer dipingono da soli.
In fine il gruppo può rappresentare una maggiore
garanzia di tutela, salvaguardia e protezione dei
suoi elementi costituenti, assumendo una valenza
funzionale ed adattativa.
Dalle risposte all’item “cosa
vuoi comunicare con le tue opere”
si possono ipotizzare due rapporti fra fruitore
e writer. Nel primo tipo colui che guarda le opere
è attivamente coinvolto e l’autore
vorrebbe trasmettergli le sensazioni soggettive
provate durante la realizzazione o comunque trasmettere
emozioni positive, colore, esprimere la propria
opinione, o fare riflettere colui che osserva, movimenti
in cui è implicito un messaggio comunicativo
ed un ricevente.
Il secondo tipo di rapporto ipotizzabile attua invece
un taglio concettuale col fruitore, non anticipa
nessun rapporto fra questo e la sua opera, affermando
l’assenza di un messaggio oppure ignorando,
o disinteressandosi, dell’interpretazione
soggettiva applicabile all’opera.
All’interno di questo contesto l’opera
potrebbe essere realizzata solo per soddisfare esigenze
e motivazioni personali, e questo atteggiamento
potrebbe essere interpretato come una maggiore indipendenza
ed autonomia delle idee dei ragazzi afferenti a
questa fascia di campione, rispetto ai giudizi e
le opinioni altrui.
Quei casi in cui l’autore vuole comunicare
esclusivamente il proprio nome , la sua esistenza
o il suo passaggio possono essere visti sia come
un’adesione alla tradizione americana sia
come manifestazione di una tendenza automatica,
spontanea, atavica che l’analisi dell’evoluzione
storica e sociale dei disegni sui muri ha trasversalmente
incontrato in diverse epoche e contesti geografici.
Le dediche che accompagnano i pezzi percorrono parallele
le vite dei writer, e riflettono quindi la loro
quotidianità.
I soggetti più frequentemente citati sono
le/i patner, le persone stimate, importanti, care,
amate, gli altri writer.
Si potrebbe ipotizzare una funzione delle dediche
come strumento sociale di affiliazione, che potrebbero
rappresentare una simbolica offerta dell’energia,
dell’impegno e del rischio sfidato nella realizzazione
del pezzo alle persone citate.
La tradizione di citare un amico morto che caratterizza
la scuola americana viene ripresa solamente in due
casi, e questo elemento potrebbe essere un aspetto
che differenzia la scena romana.
Anche la variabilità contestuale con cui
le dediche vengono dinamicamente scelte potrebbe
fare pensare ad una libertà mentale dell'autore
che riesce mutevolmente a scegliere i soggetti delle
dediche in funzione dei cambiamenti contingenti
nella propria vita.
L’eterogeneità e la complessità
dei problemi
affrontati dai writer per dipingere
possono essere considerati l’ennesimo indice
della forte influenza di alte aspettative di autoefficacia.
Infatti sebbene il settantaquattro per cento del
campione afferma che il dipingere ha causato problemi
a diversi livelli, dal contesto dei pari a quello
legislativo, tutti i ragazzi hanno continuato a
dipingere.
Risulta fondamentale segnalare che alcuni problemi
rilevati sono abbastanza gravi come le sparatorie,
le multe, gli arresti o le sindromi mediche peculiari
dei writer il cui sistema respiratorio viene danneggiano
dall’esalazione dei gas tossici delle bombolette,
per cui la costanza di fronte a queste difficoltà
potrebbe essere vista come direttamente proporzionale
alle convinzioni di self efficay del campione.
Le risposte a queste situazioni problematiche possono
essere distribuite lungo un continuum di credenze
e aspettative correlate alla self efficay che vede
da una parte un livello minimo corrispondente a
quella parte del campione che non ha reagito, non
ha dato importanza all’episodio, ha temporaneamente
smesso di dipingere e coloro che hanno evitato la
situazione, complessivamente corrispettivi a sedici
risposte.
Dall’altra parte troviamo quegli atteggiamenti
correlati con un alto indice di self efficacy che
comprendono la persuasione verbale dell’interlocutore,
la costanza dinanzi agli ostacoli, la concentrazione
sulle proprie capacità di quei ragazzi che
hanno risposto, in riferimento alle fughe dalle
forze dell’ordine “correvo”, o
“scappavo”, l’impegno nel capire
la situazione ed agire di conseguenza.
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