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ARTICOLI |
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AREA PROFESSIONALE "Articoli" \ I
muri maestri della comunicazione \ Area Sociale
I muri maestri della comunicazione
6. Area Sociale .
Un elevato livello di self efficacy sociale potrebbe
essere dedotto dall’importanza
dell’osservazione di altri writer descritta
dal novantadue per cento del campione, rappresentando
l’apprendimento vicario una delle fonti più
incisive nella modellazione della aspettative d’autoefficacia.
Il dato che l’opinione
degli altri writer abbia un’importanza
nulla o minima per il sessanta per cento del campione
potrebbe essere sottoposto ad una duplice lettura:
potrebbe indicare un elevato grado di indipendenza
delle proprie idee e convinzioni da quelle degli
altri, e quindi un elevato livello di self efficacy
individuale, ma potrebbe anche essere il sinonimo
di un senso d’autoefficacia collettivo dei
writer ancora poco sviluppato, in relazione all’eterogeneità
di interpretazioni soggettive con cui il movimento
viene elaborato.
Le domande che indagano il tipo
di reazione provocato dalle proprie opere, ipotizzato
e ricercato,
potrebbero essere concettualmente assimilate all’ennesimo
fattore che influenza le aspettative di autoefficacia,
ossia alle esperienze immaginative.
Queste processi corrispondono alla capacità
di anticipare cognitivamente mediante l’uso
della simbolizzazione, il corso degli eventi, le
possibili reazioni emotive e comportamentali, e
le eventuali conseguenze di queste azioni.
E’ difficile però applicare questa
visione al tipo di reazione provocata dalle proprie
opere in quanto all’interno di questo discorso
il fruitore svolge un ruolo attivo e determinante,
come sottolineano direttamente undici risposte e
come potremmo dedurre indirettamente da quella parte
del campione che non sa definire la reazione provocata
ma che riesce a descrivere quella che vorrebbe provocare.
Le reazioni che vorrebbero provocare i writer con
le loro opere potrebbero essere suddivise in due
aree.
Nella prima confluiscono quelle categorie di risposte
che aspirano ad elicitare una reazione positiva,
precisata in alcuni casi come riflessione , stupore,
stima, divertimento, interesse che potremmo interpretare
sia come un impegno per la presentazione del lato
positivo di questa cultura alla città, ed
il conseguente aumento del senso d’autoefficacia
collettivo dei writer, sia come manifestazione di
forti convinzioni di self efficacy individuale,
come ulteriormente specificato da quella sezione
del campione che dichiara la sostanziale sovrapponibilità
fra la reazione provocata dalla propria opera e
quella che si voleva comunicare.
Nell’altra area afferiscono quelle risposte
che non vogliono provocare reazioni o non conoscono
l’effetto che si vorrebbe elicitare, che se
ad una lettura superficiale potrebbero essere interpretati
come indici di un basso senso di autoefficacia in
relazione alle esperienze immaginative, una visione
contestuale dell’intervista dei soggetti che
hanno così risposto, fa emergere che questi
ragazzi hanno sviluppato una tale esperienza nel
campo dei graffiti che potremmo ipotizzare oramai
una sicurezza nelle proprie opere indipendente dalla
reazione o dal giudizio del fruitore.
Questo dato potrebbe anche essere messo in relazione
ad una continuitività con la tradizione dei
graffiti intesi come opere espressive immediate
realizzate in base ad aspettative e motivazioni
prevalentemente intraindividuali, attuando un taglio
concettuale col fruitore.
E’ interessante rilevare che quella porzione
del campione che ha identificato come possibili
vantaggi futuri correlati all’attività
di dipingere i miglioramenti tecnici personali o
il successo interpersonale, sono ragazzi da poco
inseriti all’interno del contesto del writing
romano, la cui età si distribuisce nella
porzione medio bassa del range, per cui potremmo
ipotizzare una minore forza delle convinzioni d’autoefficacia
di questo sub-campione, poiché ancora in
costruzione e solidificazione.
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