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AREA PROFESSIONALE "Articoli"I muri maestri della comunicazione \ Conclusioni

I muri maestri della comunicazione

7. Conclusioni

Nonostante le difficoltà tecniche e metodologiche conseguenti l’enorme e diversificata mole di dati emersi dall’indagine, questo studio potrebbe rappresentare un primo e parziale tentativo di conoscenza del significato soggettivo che dipingere i muri assume per il suo autore, e parallelamente di osservazione delle regole e dei ruoli che organizzano un movimento culturale evidente sui muri delle nostre città ma sconosciuto.
È interessante sottolineare il dato emerso dalla ricerca che cita come il campione viva situazioni familiari abbastanza tranquille; quasi la metà dei soggetti intervistati non vorrebbe modificare nulla della propria famiglia e circa un quarto dichiara di apprezzarla per come è.
Potremmo ipotizzare che l’incentivo al senso di autoefficacia individuale di questi ragazzi derivi dall’azione del dipingere i muri, mentre quello collettivo potrebbe essere incrementato dall’adesione alla cultura del writing, in cui la chiarezza e la condivisione delle “ regole del gioco” costruiscono un impalcatura attorno cui costruire la propria identità e le proprie relazioni sociali.
L’incentivo che i ragazzi ricevono in termini di self efficacy individuale e collettiva, potrebbe rappresentare l’attrattore più potente che spiega la massiccia adesione che ha coinvolto il movimento writing negli ultimi anni.
Indici di forti credenze di autoefficacia, sono stati trasversalmente rilevati da diversi item in tutta l’intervista e potrebbero essere interpretati come peculiari rispetto il particolare tipo di campione esaminato.
Si potrebbe azzardare l’ipotesi che il livello di self efficacy segua un andamento progressivamente crescente in relazione all’età del writer e agli anni di coinvolgimento all’interno di questa cultura, distribuendosi lungo un continuum che vede all’estremo inferiore i ragazzi più piccoli che hanno cominciato da poco e a quello superiore quelli che dipingono da molto tempo e conseguenzialmente più grandi.
Il coinvolgimento con questa cultura risulta fondamentale per lo sviluppo delle credenze di autoefficacia sia in termini di osservazione di modelli ritenuti simili al soggetto, ed il conseguente apprendimento vicario di regole sociali, stili, modalità comportamentali, tecniche, sia perché le conoscenze acquisite nell’esecuzione ripetuta del compito comportano l’incremento della frequenza di gestione efficace delle situazioni.
L’incentivo dell’autoefficacia, elicitato dall’avere gestito efficacemente il contesto, circolarmente facilita lo sviluppo di abilità cognitive e simboliche capaci di anticipare i possibili scenari futuri e le eventuali reazioni ed alternative possibili.
Contemporaneamente la cultura del WRITING offre a questi ragazzi la possibilità di diventare famosi in una modalità socialmente peculiare e alla fine paradossale: i writer sono anonime celebrità, non si conoscono i loro volti, ma tutti quotidianamente vedono i loro nomi in ogni angolo della città.
Forse l’elemento più interessante offerto dalla ricerca è stata la contraddizione dello stereotipo del ragazzino che dipinge ogni tanto con la bomboletta o del militante politico che con vernice e pennelli scrive saltuariamente.
Alcune frange estremiste del movimento “writing”, che superficialmente potrebbero essere lette come vandalismo fine a se stesso, alla luce di questo studio appaiono nella loro elaborata dimensione progettuale, cariche di significati simbolici, sociali e rituali.

 
 
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