Le regole della comunicazione - La comunicazione patologica
di Patrizia Mattioli
Abbiamo visto che il modello pragmatico-relazionale
focalizza alcune proprietà della comunicazione
(leggi l'articolo). Tali proprietà agiscono
indipendentemente dalla nostra consapevolezza.
Se vengono rispettate danno luogo ad una comunicazione
efficace al contrario la comunicazione risulta
disturbata quando cerchiamo di evaderle.
Impossibilità
di non-comunicare
Cercheremo di mettere in atto tentativi di non
comunicazione ogni volta che vogliamo evitare
di impegnarci in una comunicazione.
Mettiamo il caso di trovarci nella sala d'aspetto
del dentista con un estraneo che per passare il
tempo dell'attesa vuole parlare con noi mentre
noi non ne abbiamo nessuna voglia. Non possiamo
andarcene e non possiamo non-comunicare. Vediamo
cosa possiamo fare:
- possiamo rifiutare la comunicazione facendo
capire al nostro interlocutore che non vogliamo
parlare con lui. Questo atteggiamento però
potrebbe essere considerato maleducato e oltre
a farci trovare in un pesante silenzio, non ci
avrà evitato di parlare con quella persona;
- possiamo accettare la comunicazione rassegnandoci
a comunicare, sperando che il nostro interlucutore
si stanchi presto;
- possiamo squalificare la comunicazione rispondendo
in modo vago,contraddicendoci, cambiando argomento,
dicendo frasi insensate;
- infine possiamo comunicare attraverso il sintomo
facendo finta di non avere capito, di avere sonno,
di stare male, qualsiasi cosa che ci aiuti a giustificare
la nostra impossibilità di comunicare.
Quello che trasmettiamo in questo caso in effetti
è: "mi piacerebbe parlare con lei
ma non posso". Anche il sintomo è
una forma di comunicazione, è un messaggio
non-verbale.
La struttura di livello
della comunicazione (contenuto e relazione)
Molte difficoltà di comunicazione sono
dovute alla confusione che facciamo tra aspetti
di contenuto e aspetti di relazione di un problema.
Mentre cerchiamo di metterci d'accordo sul piano
del contenuto, spesso il problema è sul
piano della relazione. Al di là di ogni
contenuto, ciò che comunichiamo in ogni
messaggio è come ci vediamo noi rispetto
alla persona con cui stiamo parlando: per esempio
se ci vediamo come amici possiamo avanzare un
invito a cui la persona in questione può
rispondere in tre modi:
- può confermarlo per esempio acccettando
l'invito;
- può rifiutarlo per esempio rifiutando
l'invito
- può disconfermarlo per esempio ignorando
l'invito. Immaginiamo un mondo in cui possiamo
fare ciò che vogliamo ma dove nessuno si
accorge di noi, perderemmo il nostro senso di
identità molto presto. Che ciascuna parte
di una comunicazione si accorga del punto di vista
dell'altro è la condizione che consente
un'interazione efficace e non disturbata.
La punteggiatura della
sequenza di eventi
Se non si risolvono le discrepanze relative alla
punteggiatura delle sequenze, la comunicazione
arriverà ad un punto morto dove ci si lanciano
reciprocamente accuse di cattiveria e pazzia.
Differenze nelle punteggiature si hanno normalmente
quando nei casi in cui almeno uno dei due comunicanti
è all'oscuro di alcuni fatti senza saperlo.
Se lasciamo continuamente messaggi in segreteria
ad una amica che non ci richiama (mettiamo che
lei non sappia di avere la segreteria rotta) potremmo
considerare questo come segnale di un suo disinteresse
nei nostri confronti, lei d'altra parte potrebbe
considerare che noi non teniamo a lei dal momento
che non ci facciamo mai sentire. Da qui in poi
potremmo entrambe decidere di allontanarci oppure
cercare di contattarci per capire cosa è
successo.
In questo caso un fatto esterno impedisce di punteggiare
correttamente la sequenza di eventi. Più
spesso capita di non conoscere le sequenze di
pensiero dell'altro, il ragionamento che ha fatto
per arrivare a quella conclusione e a quel comportamento
che ci è sembrato offensivo.
In linea di massima non è corretto ritenere
che un interlocutore abbia il nostro stesso grado
di informazioni e che tragga le nostre stesse
conclusioni, ma sembra un fatto inevitabile determinato
dalla necessità di operare una selezione
sui dati sensoriali a cui siamo sottoposti continuamente
per impedire che i centri più elevati del
cervello vengano sommersi dalle informazioni irrilevanti.
Alla base di molte incomprensioni c'è la
convinzione profondamente radicata che esiste
soltanto una realtà, la nostra, e che ogni
opinione diversa dipenda dall'irrazionalità
dell'altro o dalla sua mancanza di buona volontà.
Si stabiliscono così dei circoli viziosi
che non si possono interrompere a meno che la
comunicazione stessa non diventa oggetto di comunicazione.
Per fare questo però dobbiamo essere fuori
dal circolo vizioso.
Nei casi in cui si presentano discrepanze sulla
punteggiatura c'è conflitto su ciò
che si considera la causa e su ciò che
si considera l'effetto in un'interazione.
Questo ci porta al concetto di profezia che si
autodetermina. Il dare una cosa per scontata equivale
alla "profezia che si autodetermina".E'
il comportamento che provoca negli altri una reazione
alla quale quel dato comportamento sarebbe la
risposta adeguata. Se per esempio una persona
è convinta di non piacere a nessuno, tenderà
a mettere in atto comportamenti sospettosi, difensivi
o aggressivi ed è probabile che questi
stimolino negli altri reazioni di antipatia che
confermeranno la convinzione di fondo di non piacere
a nessuno. L'aspetto importante di questa sequenza
è che la persona in questione è
convinta di reagire ai comportamenti degli altri
e non di provocarli.
Errori nella traduzione
del materiale analogico in numerico
Tradurre un messagio analogico in numerico può
comportare degli errori.
I messaggi analogici, come abbiamo visto, danno
indicazioni sulla natura della relazione tra le
persone che stanno comunicando, se ci sono controversie
tra loro sul significato da dare ad un certo messaggio
analogico, viene automaticamene fatta la traduzione
numerica che consente di mantenere costante l'idea
che preesistente su quella relazione.
Portare un dono è un esempio di comunicazione
analogica che può essere interpretata in
vario modo da chi riceve il dono: può essere
considerato un segno di affetto, un tentativo
di corruzione, un ringraziamento o altro. Il mazzo
di fiori inaspettato da parte del marito può
essere interpretato dalla moglie come il tentativo
di coprire una colpa inconfessabile. Lo studente
che durante l'interrogazione fa scena muta sembra
dare la prova di non essere preparato, ma può
anche significare che il ragazzo tiene molto a
quell'interrogazione e che si rende conto che
sta dando un'immagine negativa di sé.
Abbiamo detto che il linguaggio numerico è
particolarmente adatto per comunicare a livello
di contenuto e mentre quello analogico da indicazioni
a livello di relazione. Nel tradurre il materiale
analogico in numerico è necessario tradurre
funzioni che mancano al modulo analogico, una
di queste è la negazione. E' semplice infatti
trasmettere un messaggio analogico del tipo "ti
aggredirò", ma è estremamente
difficile trasmettere "non ti aggredirò".
Quello che si verifica, paradossamente, è
che nel tentativo di dimostrare di non avere l'intenzione
di fare del male, stimoliamo reazioni di paura
e di allontanamento che stimolano in noi disperazione(che
rende ulteriormente necessario dimostrare che
non vogliamo fare del male): la disperazione di
essere respinti e di non poter dimostrare che
non abbiamo intenzione di fare del male.
Il modo migliore per segnalare una negazione sembra
che sia quello di proporre l'azione che si vuole
negare senza poi portarla a termine, come fanno
anche gli animali.
Patologie dell'interazione
simmetrica e complementare
Nella comunicazione la simmetria e la complementarietà
non sono in se stesse "buone" o "cattive",
sono soltanto le due categorie fondamentali in
cui si possono dividere gli scambi della comunicazione
ed hanno entrambe la stessa importanza. In una
relazione sana è necessaria la presenza
di entrambe. Nelle relazioni simmetriche è
sempre presente il pericolo della competitività.
La patologia dell'interazione simmetrica è
quindi caratterizzata da uno stato più
o meno aperto di guerra. Quando i partner di una
relazione simmetrica arrivano alla rottura, è
perché uno dei due arriva a rifiutare l'altro.
Nelle relazioni complementari la patologia equivale
a disconferme del sé dell'altro piuttosto
che a rifiuti.
Bibliografia:
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- Contesti formativi e didattica della comunicazione
- Edizioni del Sud, Modugno (Ba), 1995
Lumbelli Lucia
- Psicologia dell'educazione - Il Mulino, Bologna,
1982
Milan Giuseppe
- Relazioni interpersonali a scuola - Coop. Libraria
Editrice Università di Padova, 1989
Pati Luigi
- Pedagogia della comunicazione educativa - Editrice
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Postic Marcel
- La relazione educativa: oltre il rapporto maestro
scolaro - Armando, Roma,
1994
Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson Don D.
- Pragmatica della comunicazione umana - Astrolabio,
Roma,1971
Zani B., Selleri P., David D.
- La comunicazione - La nuova Italia Scientifica,
Roma,1994
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