Le regole della comunicazione - La comunicazione non verbale
di Patrizia Mattioli
A cosa serve
La comunicazione non verbale svolge importanti funzioni
nel comportamento sociale dell'uomo. L'informazione
fornita dalle parole viene a volte contraddetta
o smentita dai segnali non verbali che la accompagnano
e quando la comunicazione verbale non è possibile,
le informazioni vengono trasmesse attraverso segnali
non verbali.
Quando dobbiamo farci un'idea di una persona per
esempio, facciamo riferimento, oltre a quello che
dice, ai segnali non verbali che ci manda: il tono
di voce, la mimica del volto, i movimenti, i gesti
senza esserne del tutto consapevoli.
Le funzioni della comunicazione non verbale sono
molteplici, abbiamo già detto in altra sede
(vedi Le
regole della comunicazione) che può
essere considerata il linguaggio delle relazioni,
attraverso di essa si segnalano il tipo di relazione
in corso e i mutamenti qualitativi delle relazioni
interpersonali; è il mezzo principale per
esprimere e comunicare le emozioni. Il linguaggio
del corpo dà indicazioni sull'immagine di
sé e del proprio corpo e contribuisce alla
presentazione di sé agli altri, fornisce
elementi con cui interpretare il significato delle
espressioni verbali.
Come si esprime
Rientrano nella comunicazione non verbale: il
sistema intonazionale, paralinguistico e cinesico.
Analiziamo il sistema cinesico, sotto questa voce
rientrano: il comportamento spaziale, il comportamento
motorio-gestuale, il comportamento mimico del
volto, il comportamento visivo, l’aspetto
esteriore.
Nel comportamento spaziale
rientrano i segnali di contatto corporeo (inteso
come elemento prossemico), distanza, orientazione,
postura.
Il contatto corporeo è la forma più
primitiva di azione sociale. Ci sono molte differenze
interculturali rispetto all'uso e al significato
del contatto corporeo e al modo in cui viene usato.
Nelle culture nordiche se ne fa un uso scarso
mentre è molto impiegato nella cultura
araba e in quella africana. In ogni caso il contatto
fisico svolge la funzione di segnale di interazione:
in genere si tocca il proprio interlocutore quando
si saluta o ci si congratula con lui, quando si
vuole richiamare l'attenzione o condurre una persona
in una certa direzione.
La distanza interpersonale fornisce informazioni
sull'intenzione di iniziare, mantenere o interrompere
un incontro: il movimento verso una persona può
essere un segnale di interazione; allontanarsi
dal proprio interlocutore può comunicare
l'intenzione di porre fine a quell'incontro.
L'orientazione indica l'angolo in cui le persone
si situano nello spazio, l'una rispetto all'altra.
Questo segnale sembra indicare i rapporti di collaborazione,
intimità o gerarchia che si stabiliscono
tra due persone. Due amici intimi o due persone
che stanno collaborando, tendono a mettersi fianco
a fianco o a 90 gradi. Nei rapporti gerarchici
il superiore si colloca di fronte al dipendente.
Anche la postura partecipa al processo di comunicazione.
Esistono posture dominanti e posture sottomesse.
Il portamento eretto ad esempio, con il capo piegato
all'indietro e le mani sui fianchi può
comunicare il desiderio di dominare. Il modo di
camminare, di stare in piedi, di sedersi può
comunicare/rivelare stati d'animo e il rapporto
che la persona ha con se stessa, l'immagine di
sé.
Il comportamento motorio-gestuale
è quello più studiato tra i comportamenti
non verbali. I gesti delle mani e i cenni del
capo sono indubbiamente quelli che hanno un peso
maggiore nella comunicazione. I cenni del capo
in particolare, sono segnali non verbali in genere
molto rapidi e per questo possono sembrare meno
importanti, in verità sono molto più
importanti degli altri per il procedere di un'interazione.
Un cenno del capo fatto da chi ascolta, è
in genere percepito da chi parla come segnale
di attenzione o di assenso, ha perciò valore
di rinforzo nel senso che ricompensa il comportamento
precedente e lo incoraggia. Interviene anche nel
coordinare il discorso tra i due interlocutori:
un cenno di assenso invita chi parla a continuare
il discorso, più cenni di assenso in successione
comunicano a chi parla che chi ascolta vuole prendere
la parola. Questo aspetto è molto importante
per esempio per quello che riguarda le difficoltà
che alcuni studenti possono incontrare nell'affrontare
certe interrogazioni. Se è vero che per
alcuni l'interrogazione è un vero e proprio
incubo, spesso legato ad altre difficoltà
personali e arrivano all'interrogazione già
in preda al panico è anche vero che l'andamento
dell'interrogazione è molto condizionato
dall'atteggiamento che assume l'insegnante nei
confronti dello studente. Proprio quest'anno ho
fatto alcuni incontri su questo tema, alcuni programmati,
altri invece avvenuti spontaneamente dai quali
è emerso che il problema reale per alcuni
studenti (quelli che fanno "scena muta")
durante l'interrogazione è quello di trovarsi
di fronte insegnanti che non danno segni di assenso,
che quindi non rinforzano e non incoraggiano a
proseguire il discorso, anzi che a volte assumono
espressioni per loro indecifrabili ( questo riguarda
più la mimica del volto), che vengono interpretate
e vissute come critiche a volte a carattere persecutorio
e che hanno il potere di inibirli completamente
nell'esporre la loro preparazione. Non è
indifferente il fatto che gli studenti sono in
posizione di inferiorità(vedi più
avanti).
Questo ci introduce all'importanza che rappresenta
il volto per la comunicazione non verbale. Nell'uomo
la mimica facciale
ha soprattutto tre funzioni: manifestare aspetti
caratteristici della personalità dell'individuo,
esprimere le emozioni e gli atteggiamenti interpersonali,
inviare segnali nell'interazione in corso. Come
abbiamo visto nelle interrogazioni, durante un
colloquio, l'espressione del volto fornisce un
commento continuo alla produzione verbale.
Essere consapevoli dei messaggi che mandiamo durante
un colloquio, ci può aiutare a mandare
messaggi più intenzionali. Per esempio
fornire cenni di assenso durante un’interrogazione
coerenti con le espressioni del volto, può
aiutare lo studente in difficoltà e anche
l'insegnante, perché sentirsi la causa
di tanta paura è piuttosto imbarazzante.
I gesti delle mani, soprattutto per noi italiani,
sono una parte fondamentale della comunicazione.
A parte i gesti simbolici come lo scuotere la
mano in segno di saluto, o l'atto di indicare,
noi utilizziamo tutta una serie di gesti illustratori
nel corso della comunicazione verbale proprio
per spiegare ciò che stiamo dicendo. Attraverso
i gesti della mani mostriamo i nostri stati d'animo
più o meno volontariamente: scuotendo un
pugno segnaliamo rabbia, facendo movimenti maldestri
o incontrollati esprimiamo ansia.
Lo sguardo e i comportamenti
visivi sono elementi importanti nelle relazioni
interpersonali. Chi ascolta e non guarda dà
l'impressione al suo interlocutore di non essere
interessato o di rifiutare chi parla; d'altra
parte chi guarda troppo intensamente senza parlare,
dà l'impressione di essere una persona
strana. Attraverso il comportamento visivo si
può capire il potere esercitato da una
persona: le persone socialmente potenti tendono
a non controllare visivamente le persone meno
potenti; quelle meno potenti invece sembra che
abbiano maggior bisogno di controllare le espressioni
del volto dell'altro per capire le reazioni ai
propri rinforzi verbali. Il contatto visivo produce
un'intimità che è incompatibile
con l'inganno. Per questo chi vuole nascondere
certi aspetti della propria immagine o chi soffre
di disturbi del comportamento reagisce con forte
ansia nelle situazioni sociali e dove è
probabile venire guardati.
Gli aspetti non verbali
del parlato (il tono, il timbro, l'intensità
della voce, le pause......), danno indicazioni
per la sincronizzazione delle interazioni e per
la metacomunicazione sul discorso verbalizzato.
Il silenzio durante un'interazione per esempio
è una forma non verbale del parlato e può
assumere significati diversi: momento di pausa
per decidere chi deve ricominciare a parlare,
oppure momento di attenzione nei confronti dell'interlocutore
o altro.
L'aspetto esteriore
infine è l'immagine che abbiamo e che vogliamo
dare di noi stessi. Questo giustifica il fatto
che, chi più chi meno, impieghiamo tempo,
energie e denaro per controllare e migliorare
il nostro aspetto. L'aspetto esteriore è
molto condizionato dal contesto sociale, un certo
trucco, un certo abbigliamento o un certo taglio
di capelli risultano infatti importanti a condizione
che se ne condivida il significato.
Bibliografia:
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