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Le assenze

di Patrizia Mattioli

Ci sono molti modi per fare assenze o, come dice la norma, "..per contravvenire alla regola dell'assiduità." alcuni più evidenti, altri meno. E' un fenomeno che si è sicuramente modificato nel tempo. Se fino a pochi anni fa era messo in pratica da un numero limitato di studenti, all'insaputa delle famiglie e per lo più finalizzato add evitare specifici compiti o interrogazioni, oggi l'assenteismo ha caratteristiche più ampie e trasversali, praticato non soltanto da quelli che tradizionalmente venivano etichettati come studenti che "avrebbero la capacità ma non si impegnano", ma da una fetta più ampia della popolazione scolastica con livelli sempre più sofisticati di realizzazione.


Diversi tipi di assenze
Consideriamo alcuni comportamenti, che pur non essendo vere e proprie assenze, tendono ad essere strumentalizzate e diventano assenze strategicamente programmate (quelle che si riferiscono per esempio a controlli medici o problemi di salute). Oppure le assenze che interrompono la vita scolastica e che sono diventate una ricorrenza dell'anno scolastico italiano al pari delle festività e che si avvicendano generalmente nella prima parte dell'anno scolastico: le occupazioni, le autogestioni, le manifestazioni, che se da una parte sono giustificate da motivi contingenti (proteste nei confronti della scuola per motivi specifici, rivendicazione del diritto ad approfondire gli interessi degli studenti, protesta verso norme o avvenimenti del momento), dall'altra sembrano coprire, anche qui strategicamente, tutta una serie di problematiche personali che hanno così più tempo di essere elaborate. Consideriamo per esempio le varie difficoltà di farsi carico dell'impegno scolastico sia in termini di lavoro che di relazioni.


Il comportamento assenteista
Nella letteratura sull'argomento si legge che il comportamento assenteista si sviluppa secondo un processo preciso che può essere osservato per fasi.

Nella prima fase o dell'iniziazione, lo studente si comincia a fare una mappa della situazione scolastica prendendo le misure dei controlli che vengono effettuati sulle assenze e si regola di conseguenza apprendendo per imitazione quello che fanno i veterani, quindi comincia a fare assenze prima con i professori che non segnano gli assenti, per poi avventurarsi in assenze più rischiose sfruttando comunque le falle dell'organizzazione. Sembra che questa sia una fase che per molti studenti rimane l'unica e una volta che hanno dimostrato a se stessi di poter evadere la regola, il comportamento assenteista rientri.

Nella seconda fase o di consolidamento in cui lo studente ha capito che può farla in barba al sistema e si mantiene questo vantaggio utilizzando il comportamento assenteista di tanto in tanto. Questo vieneconsiderato un assenteismo leggero che prevede pochi giorni di assenze al mese che si mantengono più o meno costanti nel corso dell'anno. Questo tipo di assenteismo viene considerato adattativo ovvero consente allo studente di gestire e rispettare le esigenze formali della scuola, mantenendosi un margine di libertà.

La prima e la seconda fase secondo la letteratura caratterizzerebbero non solo il tipo di assenze, ma anche la qualità del problema che ne è alla base cioè la gestione dell'intreccio di problematiche scolastiche e personali in situazioni comunque di equilibrio.

Nella terza fase o di distanziamento e ubiquità lo studente comincia a prendere una graduale distanza dalla scuola e le sue assenze assumono dimensioni più rilevanti, diversi giorni al mese intervallati da continui ritardi. Lo studente rinuncia ad andare a scuola oppure ci va ma non frequenta le lezioni oppure frequenta solo alcune lezioni scelte in base a interessi personali del momento (per l'argomento della lezione oppure per l'amico o la ragazza che frequernta quella lezione, ecc..).

Qui non si tratterebbe più di una forma di adattamento tra problematiche scolastiche e personali, ma di situazioni francamente patologiche dove l'opposizione alla regola della frequenza è evidente e i motivi che la sottendono possono anche essere accompagnati da comportamenti devianti come il furto o lo spaccio di droghe

Nell'ultima fase o di assenteismo di rottura, lo studente interrompe definitivamente i rapporti con la scuola. Due vengono considerate le cause ddella rottura. Una depressione cronica, e/o le attività parallele dello studente devianti o meno.


Comprendere l'assenza
Questa suddivisione del comportamento assenteista è senza dubbio molto interessante anche se rischia di essere puramente descrittiva se non inserita nel contesto in cui le assenze si manifestano. E' evidente che un ruolo importante nell'evoluzione verso una fase successiva o meno è determinata dalla risposta che l'ambiente scolastico e quello familiare esprimono verso l'assenza. Soprattutto nei casi in cui questa è una richiesta di aiuto che non solo non viene accolta, ma viene controllata e repressa. Questo da solo dà ragione del fatto che il messaggio si deve fare più forte se quello precedente non ha avuto seguito.

Come vedremo la repressione e il controllo sono le modalità principali con cui è stato affrontato il problema. Se da una parte controlli efficaci possono dare allo studente il senso che sia importante e ricercata la sua presenza a scuola, dall'altra controllare e reprimere l'assenza senza una precisa strategia di avvicinamento e comprensione, contribuisce ad aumentare la distanza tra scuola e studente (come anche quella tra famiglia e studente), distanza che è poi sempre più difficile da recuperare. Lo studente sentirà la scuola sempre più lontana e ostile e il suo comportamento di allontanamento sarà coerente con questo sentire. Probabilmente le attività, devianti o meno, che il ragazzo intraprende, potrebbero essere considerate secondarie e non causa del suo allontanamento: il ragazzo deve trovarte una definizione al di fuori della scuola (e della famiglia), che non lo riconoscono e lo farà nelle situazioni che lo faranno sentire più a suo agio.


Un perché alle assenze
L'argomento assenze, è stato prevalentemente studiato per quel che concerne le possibilità di controllare e contenere il fenomeno e meno per comprenderlo. Per questo molta della letteratura si è focalizzata sugli aspetti più concreti del problema: l'informatizzazione dei controlli, il calcolo e la classificazione delle assenze, le lettere di richiamo e di informazione alle famiglie degli studenti che si assentano. Un approccio rimasto ancorato all'idea che l'assenza sia illegittima e messa in pratica da pochi, mentre i dati statistici più recenti, dicono che le assenze di oggi sono numerose, ricorrenti e messe in atto da sempre il maggior numero di studenti.

L'informatizzazione del controllo delle assenze non spiega la ragione che spinge gli studenti ad assentarsi. E' un controllo automatico che riduce l'alunno ad un numero e, come l'analisi per fasi del comportamento assenteista, non si pone il problema di spiegare le motivazioni.

Alcuni approcci più attuali sottolineano l'importanza del recupero del progetto educativo dello studente attraverso l'identificazione della topologia, delle motivazioni e della durata delle assenze, al di là di qualsiasi prospettiva di controllo.

Siamo d'accordo sul fatto che seguire lo studente significhi inserire le sue assenze in un quadro di riferimento che tenga conto della rete di relazioni all'interno della quale l'assenza si verifica e perciò il rapporto con gli insegnanti, con i compagni e con i genitori.


Le ragioni più frequenti
Facendo riferimento alla letteratura e alla personale esperienza lavorativa, possiamo forse stilare un elenco delle motivazioni più comunemente riconosciute essere alla base del comportamento assenteista.

Per alcuni studenti, l'assenza sembra essere una forma di demarcazione dalla famiglia (avere un periodo di tempo tutto per sé fuori dal controllo familiare), oppure una forma indiretta di richiesta di aiuto (lo studente si assenta più o meno consapevole del fatto che le sue assenze non saranno ignorate e che i genitori lo verranno a sapere dagli insegnanti),o ancora, il sintomo di un altro problema. Per alcuni studenti il carico di lavoro sia a casa che a scuola è avvertito come eccessivo e qualche giorno di assenza consente loro di recuperare energie e rimettersi in paro con i programmi. Anche il numero elevato di materie sembra rientrare tra i motivi che qualche volta tengono gli studenti fuori dalla scuola: le troppe materie comporterebbero un apprendimento superficiale e meccanico di grandi quantità di informazioni e l'impegno che questo comporta non lascia spazio per altri interessi. Ovvero l'assenza è un modo per non essere fagocitati dal sistema e perdere di vista quelli che sono gli interessi personali.

Seguendo ancora la letteratura esistente, un altro motivo sembra essere la noia. A detta degli studenti e anche di alcuni docenti, molti insegnanti non sanno trasmettere la passione per la loro materia, o meglio non sanno entrare in relazione con i propri studenti e la lezione si risolve in una sequenza di informazioni meccaniche difficili da acquisire.

Ancora la mancanza di uno spazio dedicato alla comunicazione e alla conoscenza reciproca, alla considerazione dei propri interessi e delle proprie caratteristiche personali, rende a volte lo spazio scolastico un luogo troppo stretto dal quale ogni tanto ci si deve allontanare.

Infine e non certo per ultimo, il problema della valutazione, la paura del voto, di essere interrogati, l'insicurezza di fornire una prestazione che sia all'altezza della situazione, dunque la paura di essere valutati non all'altezza della situazione,incapaci, inadeguati, di essere definiti in negativo, la paura di affrontare l'emergere di tutti questi stati emotivi. Il non saper ancora distinguere tra voto (sulla prestazione) e giudizio personale (derivato dal voto) e non essere aiutati in questo dagli insegnanti e dai genitori.

L'eccessiva preoccupazione per la valutazione mi sembra un aspetto su cui vale la pena dilungarsi un pò.

Una relazione insicura con insegnanti e genitori sembra il presupposto di questo tipo di preoccupazioni. Più la relazione è caratterizzata da una comunicazione incompleta, più il rapporto sarà caratterizzato dalla preoccupazione di "essere all'altezza di".

I comportamenti di un adolescente a scuola, possono essere considerati come l'espressione di modalità specifiche di attaccamento, che dunque hanno avuto origine in specifiche atmosfere familiari create dai rispettivi genitori, ma che vengono attivati a scuola da altrettando specifici climi scolastici (1) .

Come dice Bowlby, una relazione insicura con le proprie figure di riferimento, che siano i genitori o altri adulti di riferimento (in questo caso gli insegnanti), per il ragazzo si pone il problema di mantenere un'attaccamento (per un adolescente ovviamente non parliamo di attaccamento in termini di prossimità fisica, ma di attaccamento in termini di approvazione e sostegno, considerazione, fiducia.) con figure che risultano imprevedibili o rifiutanti (2), il motore del suo comportamento non sarà tanto quello di apprendere e verificare il proprio apprendimento, quanto quello di essere all'altezza di nel tentativo di adattarsi alle caratterisitiche dell'ambiente e massimizzare le possibilità di essere apprezzato, sostenuto, riconosciuto ecc.

In queste condizioni le strategie che il ragazzo può adottare per arrivare al suo scopo saranno due: quella dell'evitamento (il ragazzo evita di mettersi in quelle situazioni che sente potenzialmente pericolose rispetto al giudizio degli insegnanti nei suoi confronti attraverso varie forme di opposizione tra cui anche l'assenza ) e quelle dell'adesione (il ragazzo cerca di aderire alle aspettative che sente su di lui da parte di genitori e/o insegnanti, rinunciando ad altri suoi bisogni e per poter mantenere questo standard ogni tanto se ne deve andare, fino ai casi estremi in cui si allontana in maniera improvvisa e massiccia).

(1) Questo come abbiamo detto, vale anche per gli insegnanti, che in quanto adulti,
      hanno modalità più strutturate in un significato personale per esprimere la loro
      modalità di attaccamento.

(2) Per un adolescente molti comportamenti dell'insegnante possono essere vissuti come
      rifiutanti. Il termine va inteso in un'accezione ampia che comprende comportamenti che
      possono andare dall'aperto rifiuto dei comportamenti dello studente, alla semplice
     disattenzione e/o non riconoscimento delle sue caratteristiche individuali.



 
 
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