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BIBLIOGRAFIA |
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PEDAGOGIA / PSICOLOGIA
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| autore |
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Flavia Santoianni, Maura Striano |
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| titolo |
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IMMAGINI DELLA MENTE - Prospettive pedagogiche |
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editore |
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Carocci, 2000 pp. 193 |
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Struttura del libro: |
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Introduzione, di Elisa Frauenfelder
– Parte prima: 1. Processi cognitivi
e processi di controllo (F. Santoianni);
2. Conoscenza e metaconoscenza (M.Striano).
Parte seconda: 3. Pensare la mente:
la metacognizione (M. Striano); 4. Cognizione,
metacognizione e consapevolezza (F.
Santoianni). Parte terza: 5. Dove è
la mente? (F. Santoianni); 6. Mente
e menti (M. Striano). Appendice: Alla
ricerca della mente. Dalla conoscenza
comune alla conoscenza scientifica:
un’ipotesi di percorso formativo
(M. Striano). Bibliografia.
Al centro della prima parte del libro,
il tema della metacognizione:
“Metacognizione significa letteralmente
riflessione sui processi mentali e indica,
nella sua accezione più ampia,
la conoscenza da parte del soggetto
delle proprie attività cognitive
e il controllo che è in grado
di esercitare su di esse” (p.
17). L’importanza della metacognizione,
rispetto ai temi dell’apprendimento,
sta nel fatto che essa costituisce “una
struttura ponte tra molte aree diverse:
fra l’apprendimento e lo sviluppo
cognitivo, fra l’apprendimento
e la memoria, fra l’apprendimento
e la motivazione, fra i processi decisionali
e la memoria. La relazione tra apprendimento
e memoria, detta metamemoria, ad esempio,
fa riferimento alla consapevolezza di
un soggetto circa quali strategie potrebbe
o dovrebbe usare in determinati compiti
cognitivi di memorizzazione” (p.
18-19). Perché un soggetto possa
applicarsi ad uno specifico compito
cognitivo occorre che “si abbia
il controllo funzionale delle risorse
intellettive, cioè si sia in
grado di gestire le proprie potenzialità
intellettuali”. In una prospettiva
pedagogica bioscientificamente orientata,
“avere un controllo metacognitivo
sulle proprie risorse cognitive dovrebbe
significare che un soggetto diventi
capace sia di gestire il proprio potenziale
intellettivo così com’è,
sia di rispondere in modo adeguato alle
richieste cognitive prospettate dall’ambiente;
non è possibile infatti ipotizzare
un modo ideale in cui ogni soggetto
controlli la propria attività
cognitiva”. (p. 30-31).
Gli individui dispongono di “teorie
metacognitive” , spesso implicite,
su cosa sia memoria, intelligenza, ecc.
Tali teorie condizionano “in modo
significativo e determinante sul modo
in cui vengono gestiti i processi di
pensiero, di apprendimento, di costruzione
della conoscenza” (p. 55). Ciò
è particolarmente rilevante nel
caso di soggetti che sono implicati
in un processo di apprendimento/insegnamento:
la complessa struttura di conoscenza
formata dalle teorie metacognitive “orienta
fortemente” il modo in cui tali
soggetti “ si confrontano sia
con se stessi e le proprie performance
cognitive sia con gli altri e con le
loro performance”.
Per tale motivo, sul piano pedagogico
è importante l’esplicitazione
delle strutture cognitive e metacognitive,
attivando “percorsi di metaconoscenza”,
e soprattutto “facilitando l’acquisizione,
lo sviluppo e l’uso di un linguaggio
sul pensare” (p. 59). In tale
prospettiva, è il sistema formativo
a mutare funzione: “Scuola ed
extrascuola… vanno a proporsi
non più come ambiti di istruzione
formalizzata e di trasmissione di saperi
organizzati, ma come ambiti in cui è
necessario imparare soprattutto a gestire
e a a costruire i processi di conoscenza.
Diventa pertanto indispensabile che
gli operatori della formazione, a diversi
livelli, vengano ad acquisire e sviluppare
competenze di base per la costruzione
di una professionalità che, nei
contesti socioculturali contemporanei,
va sempre più a connotarsi come
professionalità di knowledge
management” (p. 61). |
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| autore |
|
Daniel Goleman |
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| titolo |
|
INTELLIGENZA EMOTIVA |
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editore |
|
Rizzoli
BUR |
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| anno |
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2001
(ed. originale 1995) |
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L'autore,
che si è specializzato all'Università
di Harward, è un noto giornalista
scientifico, autore di vari best-seller,
tra cui questo.
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Contenuto del libro |
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La tesi di fondo è che la nostra
idea dell'intelligenza, alla luce
degli studi più recenti, si
è profondamente modificata;
in particolare, le emozioni devono
essere considerate una parte costitutiva
"dell'essere intelligenti".
La scuola e l'insegnamento devono
tener conto di questa nuova visione,
e trasformarsi di conseguenza.
"Attualmente l'educazione emozionale
dei nostri figli è lasciata
al caso, con risultati sempre più
disastrosi. La ssoluzione sta in un
nuovo modo di considerare ciò
che la scuola può fare per
educare l'individuo come persona-ossia
mettendo insieme mente e cuore…prevedo
un giorno nel quale sarà compito
normale dell'educazione quello di
inculcare comportamenti umani essenziali
come l'autoconsapevolezza, l'autocontrollo
e l'empatia, e anche l'arte di ascoltare,
di risolvere i conflitti e di cooperare"
(p. 16).
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| autore |
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Luciano Arcuri, Luigi Castelli |
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| titolo |
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LA COGNIZIONE SOCIALE
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editore |
|
Laterza |
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| anno |
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2000 |
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Luciano
Arcuri è ordinario di Psicologia
delle comunicazioni sociali all'Università
di Padova. Ha curato un manualme di
Psicologia sociale (Bologna 1995).
Luigi Castelli è ricercatore
di Psicologia all'Università
di Padova.
Insieme hanno già pubblicato
La trasmissione dei pensieri (Bologna
1996) |
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Contenuto del libro |
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Nel volume viene presentato un particolare
approccio empirico e concettuale,
denominato "cognizione sociale",
che ha suscitato interesse e discussioni
negli Stati Uniti e in Europa. Si
tratta di una proposta teorica, costituita
"da una serie di modelli destinati
a studiare e comprendere fenomeni
psicosociali di diversa natura e complessità"
(p. V).
Gli elementi fondamentali alla base
della definizione della cognizione
sociale sono i seguenti:
"Innanzitutto, il fuoco concettuale
che caratterizza gli studi sulla cognizione
sociale è centrato sull'analisi
dei processi, ossia sullo svolgersi
del percorso di elaborazione che prepara
e organizza i fenomeni sociali…secondo
quest'impostazione, lo psicologo che
voglia studiare, per esempio, la formazione
delle impressioni di persona non è
tanto interessato a individuare i
fattori che rendono una persona gradevole,
simpatica, oppure no, quanto a sondare,
analizzare e interpretare le condizioni
di contesto e di processo che fanno
emergere, in chi percepisce, impressioni
di tipo positivo, o negativo"
(p. V)
"Un altro elemento fondamentale
di questo approccio è che si
basa sull'assunzione che molti giudizi
sociali emessi dalle persone nella
loro vita di relazione sono il frutto
di processi per larga parte automatici"
(p. VI)
Un campo di studio dove, a parere
degli autori, l'approccio della cognizione
sociale risulta fecondo, è
quello relativo al fenomeno "inquietante"
del pregiudizio:
"Fin dalle prime ricerche su
questo tema, era emerso come fattore
di problematicità la possibile
discrepanza tra espressione verbale
dei giudizi e manifestazioni comportamentali.
Per una psicologia sociale che non
si accontenti di rilevare tali apparenti
incongruenze, ma cerchi invece di
rendersi ragione della loro dinamica,
i modelli di processo della cognizione
sociale forniscono delle proposte
piene di fascino anche se basate su
paradigmi di ricerca complessi e laboriosi"(p.
VI-VII)
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