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Genitori e scuola
di Patrizia Mattioli

Le prestazioni scolastiche dei figli hanno una ricaduta particolare sulla vita dei genitori. Se l’atteggiamento dei genitori di fronte allo studio oscilla tra il controllo (del tempo da dedicare allo studio, della gestione di un’interrogazione, ecc..), e la delega alla scuola e al ragazzo, è difficile per loro comprendere se e quali difficoltà egli possa avere di fronte agli impegni scolastici, ritrovandosi a volte ad affrontare risultati che lasciano perplessi e increduli senza avere il senso di come ci si sia arrivati. Qualcuno si ritrova con una o due materie da portare a settembre se non addirittura la prospettiva di ripetere l’anno. Molte volte una bocciatura  arriva inaspettata perché i ragazzi hanno taciutoo sui risultati scolastici, altre volte fa seguito ad una flessione più o meno marcata del rendimento dopo un periodo soddisfacente. La difficoltà scolastica viene spesso letta in funzione dello scarso impegno e della mancanza volontà, senza considerare che comportamenti inadeguati, disimpegni, rifiuti, sono in genere indicatori di malesseri affettivi e relazionali più complessi La bocciatura per rimanere in tema, è un fallimento per il ragazzo, per i suoi genitori, per la scuola, ognuno ha la sua parte di responsabilità. “Gli insegnanti non capiscono….sono stati ingiusti…non  hanno valutato l’impegno…non ti sei impegnato…..dovevo controllarti di più….o di meno…..” probabilmente tutte cose vere che tendono a spostare all’esterno, il problema, a cercare un colpevole: gli insegnanti , la scuola, il figlio o se stessi per spiegare il motivo di un insuccesso, senza mai arrivare a comprenderlo  veramente.. 

Un figlio che va male o è bocciato, va a scuotere l’immagine di buoni genitori e mette in discussione il progetto educativo portato avanti fino a quel momento, se non anche qualche progetto personale investito sul ragazzo più o meno consapevolmente. Insoddisfazioni lavorative e obiettivi mancati, possono fare investire il figlio di aspettative di riscatto. Si vorrebbe che egli diventasse la persona di successo che non si è diventati e si da per scontato che lui condivida questo obiettivo, non considerando neanche l’eventualità che possa pensarla in modo diverso. Resta da chiarire  che, se il ragazzo/a si è giocato la promozione, qualche indizio deve averlo pur dato durante l’anno scolastico, come mai nessuno se ne è accorto? Le vicende della vita attuale portano a volte i genitori a caricarsi  di impegni e responsabilità che vanno ben oltre le proprie possibilità, tanto da rischiare di perdere di vista il rapporto con i figli a favore delle preoccupazioni esterne, è facile allora distrarsi e prendere per buona una rassicurazione, è quello di cui hanno bisogno per andare a lavorare sereni:  si  accetta una comunicazione puramente verbale senza soffermarsi a valutare se questa è coerente con tutte le altre informazioni che il ragazzo invia su altri piani (attraverso l’umore, il tempo che dedica allo studio, le informazioni che da a mezza bocca, la presenza o meno di racconti di vicende scolastiche, la chiusura/apertura che manifesta nei confronti dei compagni e degli insegnanti ecc…)

E’ giusto dare fiducia e autonomia, un adolescente deve imparare a regolarsi da solo, prendere consapevolezza delle proprie responsabilità, ma l’autonomia và vigilata da lontano per poter cogliere in tempo eventuali difficoltà. C’è anche da dire che, se pure i genitori sono attenti, è difficile  per loro entrare nel mondo di un figlio adolescente. E’ difficile per loro cogliere gli aspetti più personali delle difficoltà senza doversele attribuire, è difficile cogliere l’adolescenziale paura di deludere, di essere rimproverato, di stimolare bronci e critiche, rifiuti, esclusioni e divieti, prima di sentirsi genitori sbagliati.  E’ forse qui il cuore del problema: le difficoltà, le incertezze, i limiti, dei figli fanno soffrire. E un ragazzo lo sa, per questo gli sembra più facile non parlare delle difficoltà che incontra a scuola, sperando che le cose cambino, che i genitori non si accorgano che non è bravo, che è diverso da come lo vedono o lo vorrebbero, che magari si ribalti lo scenario, senza fare previsioni per il futuro e ritrovandosi poi esattamente al punto che voleva evitare, ma offrendo all’esterno la possibilità di chiamare in causa lo scarso impegno e la mancanza di volontà.



 
 
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