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Identità e Disturbi dell'Identità in Adolescenza
Convegno Internazionale
Roma 9-10 Novembre 2001
Centro Congressi dell’Università La
Sapienza di Roma
Pubblicato su Psicobiettivo
n°2,2201,Anno XXI
Al recente convegno internazionale “Identità
e disturbi dell’identità in adolescenza”
(tenutosi a Roma 9-10 Novembre u.s., con la presenza
di: M.Ammanniti, M.Target, G.C.Zavattini, A.Siracusano,
E.DeVito, P.Valerio, L.Solano, V.Lingiardi, R.Tambelli,
M.Ardizzone, A.Seganti, D.Petrelli, A.Nunziante
Cesaro, A.De Coro, S.Muscetta e molti altri), sono
emerse assieme ai temi propri del convegno, aspetti
a mio avviso interessanti su questioni generali
relative al percorso adolescenziale.
Il primo aspetto riguarda il senso da dare oggi
alla fase adolescenziale in una società come
la nostra caratterizzata dal continuo cambiamento.
La fase adolescenziale considerata per lo più
come periodo di crisi transitoria dell’individuo
che passa da una età infantile ad una età
adulta, non sembra più tanto transitoria
nè più tanto o soltanto crisi. In
sede di convegno è stato più volte
sottolineato come durante l’adolescenza, intendendo
per adolescenza il periodo che va dallo sviluppo
puberale al raggiungimento dell’autonomia
e all’acquisizione dei ruoli e delle responsabilità
adulte, non ci si trovi più di fronte ad
un momento di passaggio ma ad un periodo che diventa
sempre più lungo: più o meno tutti
i relatori erano concordi nel parlare di adolescenza
come periodo compreso tra i 12-14 anni e i 24 anni,
cioé ormai un lasso di tempo di dieci anni
e più.
Gli adolescenti di oggi sembrano premere per il
raggiungimento dell’autonomia ma in tempi
meno brevi, la famiglia da parte sua tende a proteggere
per un periodo di tempo più lungo e insieme
alla società fanno meno pressioni sull’individuo
adolescente per i tempi entro cui assumere le responsabilità
adulte. All’interno di un lasso di tempo così
lungo è evidente che il concetto di crisi
viene ad avere un minor significato, mentre si fa
più importante il concetto di organizzazione.
L’adolescenza allora come fase di organizzazione
dell’individuo di un’identità
complessa e articolata, fase che si fa tanto più
lunga quanto più complicate sono le esigenze
di adattamento alla società in cui è
vissuta.
Il concetto di organizzazione poi, non riguarda
soltanto l’identità dell’individuo
adolescente, ma dell’intero sistema famigliare.
Perciò, mentre l’adolescente organizza
e riorganizza le proprie capacità entrando
gradatamente nella dimensione adulta, tutte le dinamiche
familiari si riassestano, adattandosi al nuovo momento
evolutivo.
All’interno dell’adolescenza vista come
periodo di organizzazione piuttosto che di crisi,
ha senso il concetto di recupero delle potenzialità
sviluppate nella primissima infanzia e rimaste sopite
durante la fanciullezza. La possibilità di
evoluzione positiva piuttosto che patologica o di
una via d’uscita in una patologia sembrerebbero
possibili a partire dalla preadolescenza per quegli
individui che hanno potuto sperimentare un rapporto
positivo con una figura di attaccamento nei primi
anni di vita anche se solo per brevissimo tempo.
Gli accadimenti che permettono all’individuo
adolescente di trovare una via d’uscita ai
problemi attraverso i nuovi rapporti che instaura,
avrebbero la loro origine in schemi operativi interni
di sé e degli altri elaborati all’interno
di rapporti con figure diverse da quelle che si
prendevano cura del bambino o dalle stesse figure
ma in periodi in cui funzionavano meglio.
Fanno da esempio due casi discussi al convegno.
Il primo è il caso di una ragazza di 20 anni
cresciuta in un ambiente confuso e sessualizzato
in cui veniva regolarmente coinvolta in giochi sessuali
con i genitori, il fratello e varie altre figure
che si susseguivano in casa. E’ la ragazza
stessa a chiedere l’intervento psicoterapico
che ha tempi lunghi e frequenza plurisettimanale
ma ha esito positivo (M.Target).
Il secondo è il caso di una ragazza che aveva
subito abusi sessuali in famiglia da parte del padre
con il tacito consenso della madre per molti anni.
La ragazza a dodici anni riesce a confidarsi con
un insegnante che avverte i servizi sociali. Inizia
un programma di recupero psicologico, anche qui
con esito positivo.
Come è possibile che in condizioni ambientali
così avverse queste ragazze siano state in
grado di costruirsi una via d’uscita? Ci si
sarebbe aspettati di trovarsi di fronte patologie
devastanti con scarse possibilità di recupero.
E ancora, come mai a parità di esperienze
traumatiche alcuni individui riescono a trovare
una via d’uscita e altri no?
La risposta sembra confermare ancora una volta l’importanza
dei primi vissuti affettivi. Entrambe le ragazze
avevano potuto sperimentare nei primi due anni di
vita rapporti di attaccamento adeguati. La prima
ragazza con i genitori stessi che nei suoi primi
due anni di vita avevano funzionato bene e la seconda
ragazza con la nonna. Questi rapporti affettivi
adeguati avevano evidentemente dato la possibilità
alle due ragazze di elaborare dei sistemi operativi
più positivi di sé e degli altri,
che sono stati recuperati ed attivati durante l’adolescenza.
L’adolescenza, a partire dallo sviluppo puberale,
si configura allora come una “finestra evolutiva”
(S.Muscetta comunicazione al Convegno) in cui è
possibile la crisi, ma soprattutto è possibile
il recupero delle potenzialità elaborate
nella prima infanzia.
Patrizia Mattioli
Bibliografia:
Target M, Fonagy P. - La comprensione dello sviluppo
della personalità narcisistica come deformazione
della realtà psichica - Relazione al Convegno
“Identità e disturbi dell’identità
in adolescenza” - Roma - 2001
Ammanniti M. - I disturbi di identità in
adolescenza: sintomo o disturbo psicopatologico?
- Relazione al Convegno “Identità e
disturbi dell’identità in adolescenza”
- Roma - 2001
Zavattini G.C. - Identità e trame familiari
in adolescenza - Relazione al Convegno “Identità
e disturbi dell’identità in adolescenza”
- Roma - 2001
Marcelli D., Bracconier A. - Psicopatologia dell’adolescente
- Masson - Milano - 1985 |
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