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LA SCUOLA SCENDE IN PIAZZA
(VIRTUALE)
Come la nuova editoria potrebbe trasformare la professione
insegnante. In meglio.
INTERVISTA AL DIRETTORE EDITORIALE DELLA GARAMOND,
prof. AGOSTINO QUADRINO
a cura di Comunicascuola.it
- Prof. Quadrino, con la rivista on line
Atlante e le altre iniziative editoriali e formative,
la Garamond ha da tempo inaugurato un rapporto
innovativo tra editoria e mondo della scuola.
In particolare, la promozione di "reti
comunicative" tra diversi soggetti, sfruttando
le risorse delle nuove tecnologie e della rete,
sembra al centro del vostro interesse. Cosa
puoi dire in proposito?
L’idea di un sito internet dedicato alla
presentazione delle nostre attività editoriali
risale al 1995. Allora l’esigenza di Garamond
era essenzialmente quella di “stare dentro”
l’innovazione tecnologica che si stava affermando
come nuova frontiera della comunicazione per verificarne
dal di dentro le potenzialita’, visto anche
il settore specifico del nostro impegno editoriale.
Dopo qualche anno, e siamo nel 1997, abbiamo considerato
insufficiente essere in rete con una “vetrina”
con funzione essenzialmente di catalogo dell’editrice,
e di conseguenza abbiamo lanciato GOL (Garamond
On Line) che si muoveva in una nuova direzione.
Con GOL Garamond voleva usare la rete non solo
per distribuire informazione sui prodotti, ma
anche per distribuire i prodotti stessi, visto
che si trattava di contenuti informativi digitalizzati.
A GOL gli utenti potevano abbonarsi ed avere così
accesso mediante password alle aree riservate
contenenti tutti i testi e tutti i software della
Garamond da scaricare sul proprio computer.
Dopo l’esperienza-pilota di GOL, forse troppo
in anticipo sui tempi di maturazione dell’utenza
della rete in Italia e specificamente della platea
degli insegnanti, nel gennaio 2000 è stato
lanciato “Atlante. Coordinate per le scuole
in rete”, che ha segnato un’altra
importante svolta: l’uso della rete non
solo per attivare una comunicazione fra casa editrice
e suoi “lettori/utenti”, ma anche
per creare forme di comunicazione fra gli utenti
stessi, mediante aree di condivisione, scambio
e cooperazione a distanza.
- Non c'è dubbio che le nuove tecnologie
e la rete costituiscano una innovazione rivoluzionaria
del modo di comunicare e di interagire, che
sta trasformando il sistema relazionale proprio
della scuola tradizionale. In che modo ritieni
che possano cambiare i rapporti tra i vari soggetti
dell'universo scolastico: docenti, studenti,
famiglie, istituzioni?
Con la nuova versione di “Atlante”,
a cui sono iscritti ad oggi circa 35.000 utenti,
questa linea è stata confermata e rafforzata
da nuovi strumenti di interazione e comunicazione
volti a creare davvero una “comunità”
di insegnanti e studenti, che si ritrovano
su Atlante per conoscersi, condividere risorse
e scambiarsi conoscenze ed esperienze. Questo
per noi infatti è l’attuale senso
e funzione di un sito web che si rivolge ad
una categoria di persone definita da un interessi
ed impegni professionali comuni. Il che coincide
perfettamente con le esigenze di un’azienda
come la nostra di tenere un vivo ed assiduo
contatto con i suoi interlocutori, non nel
senso di un indistinto e anonimo “mercato”,
ma in quello di un diretto e individuale rapporto
fra persone.
- In particolare, facendo anche riferimento
alla tua esperienza di docente, come sta cambiando
il rapporto didattico tra docenti e studenti?
Hai esempi da riferire a riguardo?
Il rapporto fra docenti e studenti, secondo
il mio punto di vista e la mia esperienza, non
è destinato a cambiare di molto nelle
sue linee essenziali. Esso è e forse
resterà basato su fattori intellettuali,
emotivi e relazionali che lo rendono unico e
ricco per tutti, insegnanti e alunni. Senza
l’autorità culturale e morale nessun
insegnante può offrire molto ai suoi
alunni; senza curiosità intellettuale
e disponibilità al dialogo nessuno studente
può recepire molto dai suoi insegnanti.
Le tecnologie da questo punto di vista offrono
un’occasione e una forma di comunicazione
in più, che forse può rendere
meno formale e più diretto il contatto
interpersonale, sempre che la rete sia pensata
come uno strumento di comunicazione interpersonale
e non di sola trasmissione sul modello TV.
- Come si pone la classe insegnante nei
confronti delle possibilità comunicative
offerte dalla rete? Persistono delle diffidenze,
delle forme di scetticismo? In base alla tua
esperienza, che impressione hai?
E’ molto difficile definire un’immagine
complessiva della scuola italiana a partire
dalla nostra esperienza di rete. E’ vero
che noi abbiamo coltivato rapporti diretti e
personali con molti dei nostri utenti registrati,
ma sarebbe probabilmente falsato un giudizio
che si basasse solo su questo. Fra l’altro,
i nostri utenti non credo siano rappresentativi
dell’intero corpo docente, trattandosi
per forza di cose di un insieme molto caratterizzato,
non fosse altro che per la familiarita’
con l’uso delle nuove tecnologie e la
disponibilita’ all’innovazione e
alla condivisione.
Forse sono proprio questi i tratti fondamentali
che emergono dal nostro punto di osservazione:
la linea di tendenza, che certamente ancora
non fa maggioranza ma che comunque emerge nettamente,
è quella di una forte volontà
di rinnovamento della funzione docente, nel
senso di un incremento delle caratteristiche
professionali di autonomia, creatività
e responsabilità, a scapito del tradizionale
profilo impiegatizio e burocratico su cui si
appiattisce l’attività di chi vede
l’insegnamento come una forma di occupazione
più che come una professione. E –
va detto – fra questi c’è
anche lo Stato.
- Il lavoro educativo si è sempre
basato su rapporti interpersonali dove la presenza
fisica, "il volto dell'altro" erano
costitutivi, fondamentali. Non credi che sia
in qualche misura fondato il timore, espresso
da qualcuno, che tutto questo possa smarrirsi
in un universo di comunicazione virtuale, ad
un tempo ridondante e spersonalizzato?
Mi piace molto l’espressione “il
volto dell’altro”: nei miei studi
di filosofia mi sono molto occupato di un filosofo
che ne ha fatto il centro della sua riflessione
etica (E.Levinas). Io però sono convinto
che sia possibile mostrare il proprio volto
(interiore) e scoprire quello dell’altro
anche in rete. Solo chi non conosce la rete,
non usa la posta elettronica o la chat o i forum
(su Atlante ce ne sono decine con migliaia di
interventi) può pensare che la comunicazione
su internet sia solo “virtuale”
(nel senso di non reale). Dietro gli schermi
dei nostri computer ci sono sempre le persone,
ciascuna con il suo volto e il suo nome: l’internet
anonima e spersonalizzante è solo un
luogo comune di qualche superficiale giornalista
televisivo…
- Qual è la filosofia di fondo del
progetto editoriale Garamond, riguardo la diffusione
delle nuove tecnologie nella scuola? Avete in
mente un nuovo tipo di professionalità
docente? Se sì, di che tipo?
Non abbiamo l’ambizione (presunzione?)
di proporre un nuovo tipo di professionalità
docente, però – come Garamond –
un progetto lo stiamo elaborando: è fondato
sull’idea semplice della comunità
di ricerca e di pratiche che con la rete è
possibile creare anche stando fisicamente lontani.
Garamond si è specializzata in questi
anni nella progettazione e gestione di sistemi,
strumenti e processi di apprendimento e su questo
pensiamo di aver raccolto intorno ai nostri
progetti una grande comunità di professionisti
dell’educazione che sanno comunicare e
collaborare con noi e fra di loro.
- "E-Prof è una comunità
di rete composta da insegnanti impegnati nell'uso
didattico delle tecnologie multimediali e telematiche.
Gli iscritti a E-Prof vogliono produrre, scambiare,
condividere materiali didattici, esperienze,
conoscenze e competenze, e vogliono farlo in
un ambiente pensato e realizzato appositamente
per questo". L'uso didattico delle tecnologie
implica nuove dimensioni della comunicazione
tra docenti. Quali sono stati finora i risultati
di questa esperienza? Quali sono secondo te
le prospettive?
risultati e le prospettive sono molto promettenti.
Ogni nostro progetto editoriale infatti oggi
nasce da suggerimenti ed esigenze dei docenti
che partecipano alla nostra vita di comunità
di rete. E’ un nuovo modo di fare editoria:
nel modello tradizionale l’editore cerca
di capire le esigenze dei docenti, crea un
nuovo prodotto e poi tenta di venderne il
maggior numero di copie; nel modello che stiamo
sperimentando i docenti “dettano”
all’editore il servizio o il prodotto
di cui hanno bisogno – glielo dicono
direttamente senza intermediari commerciali.
I prodotti migliori sono gli stessi docenti
a promuoverli fra di loro e nelle scuole con
la rete telematica e la rete … del passaparola.
- Rispetto alle diverse iniziative che avete
realizzato, quali sono state le risposte che
vi hanno colpito di più in termini di
apertura di nuove dimensioni comunicative (Formazione
docenti, E-prof, Forum e chat, giornale degli
studenti…), e per per quale motivo?
Atlante ha l’ambizione di crescere:
numericamente e soprattutto qualitativamente.
Vorremmo fare di Atlante una “comunità
di comunità”, nel senso di offrire
alle comunità scolastiche e ai singoli
docenti spazio e strumenti per la cooperazione
educativa a distanza, la formazione in servizio,
la pubblicazione in rete delle migliori esperienze
didattiche. Per questo su Atlante abbiamo
creato le aree “E-Prof” e “E-School”:
in cambio di una quota di abbonamento annuale
che ci consente di gestire il servizio evitando
l’inquinamento pubblicitario, singoli
utenti e intere scuole possono disporre di
spazi web per la pubblicazione di siti scolastici
con aree di accesso riservato ai docenti,
agli studenti e ai genitori della scuola,
strumenti di comunicazione in diretta (chat)
e in differita (forum) su singoli argomenti
con la partecipazione di esperti, riviste
e newsletter informative di settore e molto
altro ancora. Infine su Atlante sarà
sempre più ampia l’offerta di
formazione in rete per i docenti, dopo l’ottimo
risultato dei primi due corsi tenuti quest’anno
sulla progettazione e costruzione del sito
internet della scuola.
Insomma, la nostra idea è quella di
fare di Atlante la “piazza” delle
scuole: fungere da luogo di incontro, conoscenza,
discussione, scambio e quant’altro caratterizza
la vita della “piazza” di uno
dei mille paesi e città d’Italia
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