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Psicoterapia e Bioetica
di Patrizia Mattioli

La psicoterapia si muove all’interno di criteri bioetici?
La psicoterapia è un trattamento terapeutico basato sull'utilizzo di metodi psicologici prevalentemente verbali (il colloquio), ma anche non verbali, per la cura o il miglioramento della sofferenza psichica. E' un processo interpersonale in cui si stabilisce un rapporto di confidenza e fiducia tra psicoterapeuta e paziente, condizione principale per il buon esito di una terapia. Esistono psicoterapie a orientamento psicoanalitico, comportamentale, cognitivo, relazionale, etc... per citare le più conosciute, ma io vorrei parlare in particolare della prospettiva cognitiva post razionalista.

Aspetti teorici
In un altro spazio  in questa stessa sede abbiamo visto quali sono gli assunti di base di questo approccio teorico (http://www.comunicascuola.it/ainfo_articolo5.html), riassumo alcuni punti. Per Vittorio Guidano, che è stato il padre fondatore dell’approccio post razionalista l’uomo è essenzialmente un sistema chiuso che vive all’interno di una realtà del tutto personale di cui una parte importante è costituita dal proprio senso di identità personale cioè le strutture di significato personale (per una spiegazione sul concetto di organizzazione di significato si rimanda alla pagina di cui sopra), sono più orientate a mantenere la propria stabilità interna che a costruire una mappa dettagliata della realtà. Questo lavoro deve risolvere due esigenze: rendere coerenti le rappresentazioni mentali con l’esperienza emotiva (mi considero bravo e mi ci sento) e mantenere il più possibile stabile il proprio senso di identità personale. Quando questo non avviene perché a livello inconsapevole si verificano oscillazioni emotive particolarmente intense da non poter essere integrate sul piano consapevole di sé (mi considero o mi voglio considerare bravo ma mi sento un incapace), può accadere che queste vengano negate e percepite come qualcosa di estraneo per esempio come una malattia, e il vissuto che ne deriva è di sofferenza.

Le organizzazioni di significato personale
E’ possibile mantenere la coerenza e la continuità del proprio senso di sè attraverso schemi di riferimento classificati da Guidano in quattro principali organizzazioni di significato personale. Le organizzazioni individuate sono:
Organizzazione di significato personale depressiva
: può essere definita come la tendenza di un individuo a rispondere agli eventi di vita generalmente con scetticismo o sfiducia, come conseguenza della costruzione di significato di questi eventi in termini di perdita, di disillusione o d’insuccesso. Il significato personale è centrato sul senso di solitudine ed è organizzato con un’oscillazione emotiva prevalente tra la disperazione e la rabbia; con un’immagine negativa di sé e un’attribuzione interna delle cause di questa negatività.
Organizzazione di significato personale fobica
: può essere definita come la tendenza di un individuo a rispondere agli eventi di vita generalmente con paura, come conseguenza della costruzione di significato di questi eventi in termini di pericolo. Tutto ciò che è nuovo è visto come pericoloso, e il mondo in generale è percepito come pericoloso e la percezione di sè stesso è quella di una personale fragile e insicura, che non può affrontare il mondo senza una figura protettiva. Organizzazione personale di significato personale ossessiva: è caratterizzata fondamentalmente dall’elaborazione di un senso di sé ambivalente e dicotomico, nel quale l’esperienza immediata è vissuta in due dimensioni simultanee orientate in senso antitetico, un’immagine positiva di sé e una negativa. Ciò porta l’emergere di pensieri, condotte e immagini intrusive e persistenti vissute come estranee da sé e che sono controllate ricercando la certezza attraverso il dubbio sistematico. Organizzazione di significato personale tipo disturbi alimentari psicogeni: è caratterizzata da un senso di sé vago oscillante e indefinito, che  si definisce soltanto attraverso il giudizio degli altri e quando si ha la sensazione di corrispondere alle aspettative degli altri. Per mantenere stabile il senso di sé devono perciò mantenere stabile il giudizio degli altri da qui la necessità di cogliere e aderire alle aspettative degli altri. Le organizzazioni di significato hanno questi nomi poiché sono nate all’interno della psicopatologia clinica ma attualmente nell’approccio postrazionalista non stanno ad indicare quadri di disturbi psicopatologici, ma modalità di processare la conoscenza e il loro nome può indicare i disturbi che si presentano più facilmente in caso di scompenso organizzativo

Quali obiettivi per la psicoterapia?
La psicoterapia cognitiva post-razionalista mira ad aiutare il cliente-paziente a riconoscere, capire e concettualizzare la propria “coerenza di significato personale”, partendo dalla comprensione di come la persona sperimenta il suo modo di essere. Non ha come obiettivo che il paziente raggiunga dei criteri di verità più oggettivi o che modifichi le proprie convinzioni irrazionali (come accade invece nella psicoterapia cognitiva tradizionale di Beck e di Ellis), o che risolva la conflittualità tra le istanze dell’Io, ma ha l’obiettivo di allargare la trama narrativa del paziente, consentendogli di autoriferirsi l’esperienza immediata di cui non è consapevole, riconoscendo e aggiustando le discrepanze tra l’immagine cosciente di sé (espressa tramite il linguaggio) e l’esperienza immediata (vissuta per mezzo delle emozioni). L’obiettivo finale dell’intervento terapeutico è quello di arrivare ad un’ articolazione del significato personale.

Conclusioni
Ritorniamo al punto di partenza: la psicoterapia e in particolare la psicoterapia cognitivista post razionalista si muove all’interno di criteri bioetici? I presupposti teorici ci danno il senso di come si inserisce questo tipo di psicoterapia nella vita di un individuo, rientra proprio negli assunti di base il rispettare l’individualità della persona, la sua specificità. E’ una psicoterapia che rispetta i principi bioetici: da una parte rispetta le caratteristiche individuali della persona, dall’altra si adopera non per curare la persona nel senso di eliminare i sintomi, ma per dare coerenza alla sua sofferenza e farle riprendere il percorso di vita fermato dalla sofferenza. Nell’ottica post razionalista il sintomo e le forti oscillazioni emotive che lo accompagnano non sono lette semplicemente come una psicopatologia ma come un segnale di cambiamento da cui si può generare sia una psicopatologia, che una maggiore articolazione (intesa in senso di sofisticazione), della propria organizzazione di significato personale. Il che è molto più dignitoso per l’essere umano che soffre.

Bibliografia
Dodet M. – Attaccamento, organizzazione di significato e reciprocità affettiva: una terapia di coppia –

Dodet M. – Psicoterapia post-razionalista: il modello, la clinica, la formzione – Studi di Psichiatria – Vol.3, N.2, 2001

Guidano V.F. – La complessità del sé – Torino – Bollati Boringhieri - 1988

Guidano V.F. – Il sé nel suo divenire – Torino - Bollati Boringhieri – 1992

Maturana H.R., Varela F. – Autopoiesi e cognizione – Venezia – Marsilio – 1985

Rezzonico G., Ruberti S. – L’attaccamento nel lavoro clinico e sociale – Milano – Franco Angeli - 1996

Psicoterapia post razionalista it.wikipedia.org/wiki/




 
 
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