Nuove forme comunicative giovanili: i graffiti metropolitani.
di Silvia Capone
Il significato dei
graffiti
Negli ultimi trent’anni il movimento culturale
del writing, cioè quello dei graffiti
che hanno colorato gli spazi urbani, ha prepotentemente
conquistato l’interesse primario dei mass-media
e delle scienze sociali.
Nell’etimologia simbolica della parola graffito
emergono due significati in contrasto fra loro:
quello dell’eternità del disegno
che trascende i limiti temporali dell’uomo,
e quello della fugacità dell’opera,
effimera, caduca, indebolita dalle intemperie
del tempo.
Non sono i muri che
vengono graffiati con le moderne tecniche
pittoriche, ma l’attenzione e i sensi del
fruitore dell’opera.
L’origine del
writing
Il writing nasce nel Bronx newyorkese di fine
anni settanta, in un primo momento con semplici
firme, come polemica devastazione dell’ambiente
urbano attraverso cui raggiungere fama e successo.
Velocemente diventa un canale espressivo che permette
a migliaia di adolescenti di uscire dalla realtà
del ghetto, uno strumento per provare un’esperienza
di efficacia personale preclusa dai tradizionali
contesti istituzionali.
Il movimento dei writers è caratterizzato
dalla volontà attiva dei ragazzi di riappropriarsi
degli spazi urbani, guidato dall’obiettivo
di migliorare quei contesti degradati e degradanti
nei quali venivano ghettizzati enormi eserciti
di senza diritti (minoranze sociali cui
erano state negate ogni possibilità d’accesso
ad altre forme o mezzi di comunicazione di massa).
Al di là delle ideologie, pragmaticamente
l’Hip Hop ha proposto contesti, ambienti,
azioni e personaggi alternativi alla violenza
della vita di strada, riuscendo ad incanalare
positivamente le energie e i sentimenti negativi
che nascono e si alimentano dalla e della brutalità
del ghetto.
Le regole che guidano
il comportamento dei writers
Le leggi fondamentali
della Cultura, ovvero come viene definito
in gergo l’insieme delle credenze e delle
regole di vita quotidiana dell’hip hop,
per quanto riguarda il writing possono essere
riassunte nei seguenti punti:
1) Crearsi
un nome e diffonderlo, scrivendolo in tutti i
luoghi più visibili per essere conosciuti
e per segnare il territorio.
Quest’istinto felino di marcare i propri
spazi e di segnalare al resto del cosmo la propria
esistenza, è frequentemente riscontrabile
in due situazioni diametralmente opposte: quella
evolutiva individuale dell’adolescenza,
e quella limitativa all’interno del contesto
carcerario, tristemente famosa per le incisioni
dei nomi sulle pareti o sulla pelle dei detenuti.
La costanza e la quasi universalità di
questo tipo d’esperienza, ci portano a riflettere
sul ruolo dei muri all’interno di simili
ambiti di transizione e cambiamento, in quei contesti
di minaccia per il senso del Sè e per i
suoi confini resi labili e precari dall’influenza
del contesto.
Sembra che il bisogno di manifestare la propria
esistenza attraverso la firma sul muro, diventi
più urgente nei periodi di costruzione,
modellamento o riedificazione della propria identità;
in questi casi la superficie, come uno specchio,
conferma e rassicura l’autore della sua
stessa esistenza e del suo valore.
2) Avere
uno stile personale, immediatamente riconoscibile,
che permetta di emergere e differenziarsi dagli
altri.
3) Mantenere
un costante impegno nell’evoluzione stilistica,
alla continua ricerca di innovative ed originali
soluzioni.
4) Rispettare
l’arte degli altri, il che implica che le
firme non devono essere coperte o deturpate, ma
neanche i monumenti, o le opere altrui.
Il going over, in italiano il crossare,
cioè il coprire il lavoro di altri, è
vista come una gravissima mancanza di rispetto,
e spesso causa di scontri fra writer o fra crew
(1).
(1) Le crew indicano
i gruppi della cultura Hip. Le crew di
writer hanno un nome proprio ed indicano
un gruppo di persone che hanno scelto di dipingere
insieme. Il nome della crew accompagna
la tag dell’autore anche nelle
opere realizzate individualmente.
La funzione del disegno
In Italia, il fenomeno del writing comincia a
diffondersi alla fine degli anni ottanta, interessando
trasversalmente i giovani d’ogni classe
sociale. Influenzato dalle profonde differenze
culturali che caratterizzano il nostro paese,
il writing sviluppa qui stili eterogenei non riconducibili
ad un unico movimento.
Sarebbe riduttivo ascrivere l’incidenza
del comportamento all’interno della popolazione
adolescenziale all’influenza del gruppo
di pari, sebbene questo fattore eserciti un peso
fondamentale sull’azione finale.
Pragmaticamente il muro offre a questi adolescenti
l’opportunità di diventare famosi,
di conquistare potere e prestigio sociale, ma
anche questi elementi appaiono insufficienti a
spiegare le condizioni degli edifici delle moderne
metropoli.
L’elemento centrale appare allora essere
la funzione che il disegno assume soggettivamente
per il suo autore, assumendo una valenza altamente
specifica affettivamente e cognitivamente.
I disegni sui muri hanno storicamente dimostrato
il loro valore comunicativo, il fatto che la pubblicità
moderna abbia derivato stile, colori e forme dai
linguaggi della strada è un’ennesima
indiretta conferma del forte impatto che un muro
colorato impone al suo fruitore.
Il movimento culturale dei writers tuttavia sconvolge
i canoni comunicativi usuali, rompe i codici semantici
convenzionali per colorarsi di simbolismi sottili.
Il writer non sempre è interessato a comunicare
alla società con le sue scritte, l’osservazione
più frequente che mi viene riportata dai
profani del writing è appunto:
“….io non riesco a capire cosa scrivono….”.
Il dipingere i muri molto spesso nasconde una
sotterranea comunicazione simbolica fra writer,
poiché è all’interno di questa
cultura che si ricercano riscontri ed apprezzamenti,
così anche una semplice firma che al lettore
superficiale sembra priva di un messaggio, se
collocata in uno spazio particolarmente pericoloso,
esposto a controlli, diventa una testimonianza
del coraggio del ragazzo.
Cosa comunica il writer
Nella mia ricerca (leggi l’articolo
completo), circa un terzo del campione
affermava di voler comunicare esclusivamente il
proprio nome, mentre i restanti sottolineavano
come dipingere fosse un tentativo di esternare
e trasmettere stati d’animo, emozioni, ribellione
al grigio della città.
La relazione fra writing e comunicazione appare
mutevole, altamente influenzata dal soggettivismo
del suo autore.
Il writing ed i muri sono strumenti il cui uso
viene individualmente deciso ma nell’accostarci
anche alla più intricata produzione astratta-moderna
non possiamo dimenticare il primo assunto della
comunicazione di Watzlawick, secondo il quale
è impossibile non comunicare,
o la stretta relazione fra mondo interno e disegno.
Potremmo concludere che i graffiti metropolitani
sono moderni simboli sia di nuovi movimenti artistici
che di strutturate relazioni che interessano i
loro autori.
Per accostarci alla comprensione di questo universo
simbolico risulta necessario superare la logica
giudicante e dare spazio, tempo e voce ai protagonisti
di questo movimento.
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