|
|
 |
 |
 |
 |
|
LE RELAZIONI - FIGLIO / GENITORE |
 |
|
E adesso?
di Patrizia Mattioli
Che si fa quando si cresce? Da una parte si sente
una grande instabilità, dall’altra
si ha la forte sensazione di poter cominciare a
fare da soli e non ci si capacita del fatto che
loro, i genitori, non se ne rendano subito conto.
Presto si comprende che l’essere riconosciuti
come adulti non è dato dal semplice fatto
di esserci diventati ma che è un percorso,
per niente facile, che si copre passo dopo passo,
al cui traguardo finale c’è il raggiungimento
della propria indipendenza (dai genitori o da altri
educatori) e l’accettazione delle proprie
responsabilità.
Quali difficoltà?
La prima difficoltà è dunque quella
di convincere (con i fatti più che con le
parole) i genitori o comunque gli adulti che si
è in grado di fare, che non ci si metterà
in guai troppo seri, che questo non comporterà
l’annullamento dei rapporti familiari, che
fare cose diverse e pensare cose diverse non significherà
rifiutare o rinnegare i principi familiari, perché
queste sono le vere paure che stanno dietro alle
rigidità, alle critiche e ai divieti genitoriali
più severi. |
La difficoltà a farlo è direttamente
proporzionale all’atmosfera di stabilità
o instabilità che si respira in famiglia.
Ovvero l’impressione di poter rivendicare
diritti e doveri in modo chiaro e realistico
sarà proporzionale alle scelte e rotture
che da questo dipenderanno, a quanto si sente
di poter contare sul sostegno e la protezione
dei propri genitori in caso di difficoltà.
Se ci si può contare poco, le richieste
di autonomia potranno prendere strade complicate. |
|
Hai già
finito di studiare?
La scuola è certo un’area in
cui si esprimono facilmente i contrasti rispetto
alla libertà e all’autonomia.
Non ci si trova quasi mai d’accordo:
quale scuola scegliere, quanto tempo da dedicare
allo studio sempre poco per i genitori, troppo
per il ragazzo o viceversa.
A volte i genitori pretendono più o
meno consapevolmente di recuperare i progetti
sacrificati durante la loro adolescenza, oppure
di imporre il loro come l’unico modo
possibile di dedicarsi allo studio. |
Questo
perché presi dalle loro responsabilità
e dai loro pensieri fanno riferimento solo
a se stessi perdendo di vista chi gli sta
vicino.
Quando il confronto sulla scuola si fa difficile,
assentarsi dalle lezioni può essere
l’unico modo per gestire uno spazio
personale, fuori dal controllo dei propri
genitori.
Perché non parli?
Loro, i genitori, parlano chiedono vorrebbero
sapere tutto e parlare di tutto come se niente
fosse cambiato |
|
LA TUA ESPERIENZA |
| Su quali questioni
riguardanti la scuola e l’impegno
scolastico, ti scontri con i tuoi
genitori? |
| psicologia@comunicascuola.it |
|
|
Vorrebbero
capire cose e comportamenti mentre si vorrebbe
essere interpretati e capiti senza bisogno
di parlare, perché in effetti da soli
spesso non ci si capisce e si vorrebbe essere
aiutati da loro, senza doverlo chiedere troppo
direttamente. Si chiede rispetto per il proprio
silenzio, se gli adulti non capiscono e diventano
pressanti e controllanti nelle loro richieste
di comunicazione stimolano ulteriore silenzio
e distanza comunicativa per difendere quello
spazio interiore che solo da poco comincia
a prendere forma. C’è sempre
il pericolo, o meglio la paura, di tornare
dipendenti come quando si era bambini.
Momenti di spavalda autonomia rispetto ai
genitori si alternano a momenti di ricerca
di rassicurazione da loro. Questo oscillare
può sembrare ed essere vissuto come
un atteggiamento contraddittorio, ma è
la forma che normalmente assume un percorso
verso l’autonomia.
|
|
| |
|
| |
|
 |
 |
 |
 |
|